Matteo Giulio Bartoli.
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LETTERE GIULIANE.
Per la storia dell'italianit nostra.
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1903. Tipografia Cobol-Priora per la Societ studenti giuliani: L'Innominata, CAPODISTRIA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice generale.
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Prefazione degli Editori.
Introduzione
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CAPO 1. Il lato scientifico.
1. Il lato storico-geografico.
2. La linguistica.
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CAPO 2. Il lato pratico.
1. La chiarezza.
2. La legalit.
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Conclusione
Congedo
Note
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FINE Indice.
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Prefazione. Degli Editori.
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Nomen omen. Per la storia dell'italianit nostra.
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Queste Lettere avea mandate l'autore, nel luglio scorso, a un suo amico delle Pagine istriane, sebbene la forma vocativa mirasse agli avversari che diremo. Un compagno della Societ giuliana degli studenti universitari (l'amico Alberto Priora, al quale dobbiamo molta riconoscenza) radun "le fronde sparte" delle lettere colle varie note ed aggiunte spedite man mano dall'autore e ne cur la stampa, per nostra esortazione e con consenso della., in quest'opuscolo a parte, edito dagli studenti giuliani.
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I quali dovean avere un interesse speciale all'argomento trattato in queste Lettere: il nome Venezia Giulia. Appunto cos aveva ideato denominarsi la societ rimasta poi Innominata: il Governo austriaco aveva proibito quel nome, come aveva proibito p. e. il gemino Venezia Tridentina ai nostri compagni trentini, quando fondarono quel modello di Rivista scientifica che s'acquet al nome di Tridentum e gode ormai negli studi meritata fama anche fra gli stranieri. Ma lo stesso Governo riconobbe poi il diritto del nome Venezia Giulia al Bullettino che pubblichiamo per la stessa Societ.
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Or ecco, in questi giorni, una nuova recidiva! La luogotenenza del "Litorale a.-i." proib al Municipio di Trieste e ad altre rappresentanze e corporazioni giuliane, di partecipare all'Esposizione regionale di Udine, per la ragione o il pretesto che la Sezione a noi destinata si chiama, non gi "sterr.-illyr. Kstenland", ma Venezia Giulia, e perch non gi "sterr.-illyr. Kstenland", ma i nomi Venezia e Giulia son poco rispondenti alla precisione geografica e, sempre secondo quel divieto, contrari alla storia!!
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Coteste lezioni imp....rudenti che pretesero darci, fra una fumatina e l'altra, gl'ii.-rr. scienziati della Luogotenenza suscitarono certo in ogni studioso delle provincie giuliane addirittura indignazione! Dunque le motivazioni non si limitano pi ai soliti motivi politici ("ragion di stato", "ordine pubblico" ecc.), ma osano ora toccare gli studi, le verit intangibili della scienza! La scienza ci viene ora insegnata da quella cattedra, da quel laboratorio, da quell'Ufficio di Saggio, dove si legalizzano p. e. i capitoli di storia "patria" nei Libri di lettura per le scuole popolari!
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Certo tutti i nostri studiosi, che ebbero contezza del novissimo responso luogotenenziale, pensarono che esso doveva essere il risultato di nuovi studi, nuovi lavori da parte della Luogotenenza: Sezione scientifica Julisches Venetien. E gli attendevano impazienti cotesti studi. Eccoli pubblicati nel giornale ufficioso, che ci usa l'ineffabile cortesia di chiamarsi "Trieste" ed  scritto in lingua quasi italiana.
Ed ecco intanto la risposta di uno fra i molti nostri studiosi. Altre ancora dello stesso autore e di altri, saran pubblicate in riviste scientifiche.
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Gli Editori.
Trieste-Capodistria, settembre 1903.
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Introduzione.
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Preferisco invece il quesito della denominazione Venezia Giulia. Anche questo, lo so, non ha precisamente un'importanza internazionale. Ma, tanto, i "letterati" non son capaci (almeno i pari miei) di occuparsi di quesiti pi concreti, pi intimamente sociali. Solo indirettamente per, e solo in parte, pu venire un certo utile, alla solita "sofferente umanit" dalla filologia in genere e, nel caso nostro speciale, dalla filologia toponomastica. "In certe congiunture - dice l'Ascoli, il babbo di tutti i glottologi d'Italia, grandi e piccini - i nomi sono pi che parole. Sono bandiere issate, sono simboli efficacissimi, onde le idee si avvalorano e si agevolano i fatti."
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Ecco un esempio. A pag. 20* accadr di mostrare quanto v' di storico nel nome illirico. E vedremo come il nome d'Illirio, privo di tradizione popolare,  un nome tramandato, o piuttosto fatto risuscitare, nella tradizione letteraria e politica, specialmente quando sorsero le Provincie illiriche. Orbene, a questo sproposito, a questo aborto mostruoso dei confini napoleonici, i nostri governanti d'oggi devono la loro scienza nella questione illirica: da questo sproposito nacque il REGNUM ILLYRIAE delle monete ecc., e il Litorale austro-illirico, e la frontiera dello Iudri. Chi ebbe per il primo l'infelice idea di quei nomi era certo uno straniero poco informato del nostro paese e veniva di Francia o d'altra regione d'oltr'Alpe. Gl'indigeni, i nostri nonni, forse non inorridirono a cotesto nome, perch in fondo l'Intendenza di Trieste (la nostra parte in quelle provincie) era prettamente italiana: non racchiudeva, come racchiude il Litorale a.-i., terre che non ci spettano e genti che nelle lotte nazionali, talvolta nazionalistiche, sempre si beccano a vicenda, come i capponi di Renzo, perch stanno legate insieme.
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Se i nostri nonni avessero un po' studiato quel nome, se non l'avessero accettato indifferenti, oggi i nostri avversari, che ce l'hanno fisso in testa, inchiodato dall'uso (di breve durata certo), non avrebbero tanta difficolt (come  compatibile che ce l'abbiano) a credere che  un nome recente, errato. E ancora, se i nostri nonni avessero studiato e corretto quel nome o quei confini che invece rimasero, pi o meno incerti, per i diversi Litorali Illirici (v. pi avanti), forse l'Istria non sarebbe stata separata, amministrativamente, dalla Venezia, dal Lombardo-Veneto. Ecco dunque come "le pedanterie inutili e noiose dei linguaioli" possono essere talvolta di qualche momento sui destini delle genti! Nomen omen.
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In queste lettere si vuol dunque riassumere la questione che sul nome di Venezia Giulia si  dibattuta di questi giorni nella stampa di cost. Qui mi manca proprio l'articolo dell'Indipendente d. d. 19, VI 1903, che deve aver aperto il fuoco. Ho invece l'Istria d. d. 27 giugno che pubblic, in buona connessione, alcune notizie da due mie lettere indirizzate al Dott. Tamaro. Poi il numero dell'Indipendente d. d. 1 luglio e quello dell'Istria d. d. 4 luglio, che veramente toccano una parte secondaria della polemica. Ma ho finalmente tre numeri del giornale... di parer contrario1.
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Mi mancano alcuni libri di storia patria che avrei voluto consultare. Ma non vuol dire: far del mio meglio, soltanto alla buona. Uno studio di proposito, scientificamente metodico, in questa materia di toponomastica storica non solo uscirebbe dalla ricerca ristretta delle mie esercitazioni dialettologiche, ma richiederebbe almeno parecchi giorni di lavoro non interrotto.
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Mi preme tuttavia di assicurare gli avversari che queste lettere, per quanto alla buona, diranno cose esatte e scrupolosamente imparziali. Alcune cose dette da quel giornale sulla questione linguistica, e preciser quali, mi paioni giuste. Le altre... meno: inesatte in buona fede. Ma il giornale in questione deve aver alterato gravemente gli appunti della "egregia e dotta persona" che consult e che sar uno studioso onesto e in parte male informato.
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Ero informato male anch'io sull'uso di giuliano, che pretendevo d'innovare e m'affretto a confessare l'errore. Me ne rese attento l'Indipendente (d. d. 1. 7), con cortesia, avvertendomi che giuliano scrisse gi Pietro Kandler. Mi dispiace di non avere per il momento la possibilit di rintracciare, negli studi voluminosi del glorioso nostro archeologo, il passo dove si troverebbe cotesto giuliano. Ma credo che il K., per uno speciale amore al suffisso toponomastico2 -(i)ano, avr considerato, non usato, un "giuliano". Egli faceva uso sempre di Litorale, litoraneo, del L. E in ci solo, nell'uso, io propongo l'innovazione, che credo giustificata dal lato pratico* e dal lato scientifico. Quando p. e. si parlasse di condizioni etnografiche della Venezia Giulia, o degli abitanti della Venezia Giulia ecc. ecc. tornerebbe pi comodo, mi pare, dire brevemente: i Giuliani, -e. E Giuliani  lo stesso che p. e. Emiliani, morfologicamente, cio risponde perfettamente dal lato linguistico al nome vicino anche geograficamente: all'Emilia, confinante colla Regione veneta.
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Allor tai voci maschiamente fuora
dal mio petto balzr facili e pronte:
Bella  la lotta: io vo' lottar ancora.
QUARANTOTTO, Histria (Trieste, Sambo 1903, preludio (7).
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Veniamo al quesito principale.
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Il quesito va brevemente formulato cos: quale dei due termini, Litorale austro-illirico e Venezia Giulia,  preferibile? Preferibile dal lato pratico (per l'intelligibilit e la legalit) e dal lato scientifico (storico-geografico e linguistico).
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Mi si conceda di posporre il lato pratico allo scientifico; , diciamo cos, per vizio di natura. Del resto la pratica nasce, anche qui, dall'esperienza, dal sapere: quando avremo dimostrato che il tal nome corrisponde meglio dal lato storico-geografico e linguistico, avremo anche dimostrato, quasi ad un tempo, che  intelligibile, chiaro, dunque grandemente pratico.
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CAPO 1. Il lato scientifico.
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"Il confine d'Italia dal Risano
s'avanzi al fiumicello Arsia!" prescrisse
l'Imperatore Augusto Ottavano....
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E dove i poggi terminali all'onda
del fulvido suo mar l'Istria abbandona,
 Dante, eretto la spettral persona
e lucente l'onesta iride fonda:
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per che glorosa alta corona
l'Arena e gli archi dell'et gioconda
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fanno al ramingo, e su la bella sponda
il pelago latino ultimo suona....
ricorda Pola presso del Quarnaro.
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QUARANTOTTO, Histria VI (14) XIII (21)
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1. Il lato storico-geografico.
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La storia condanna, perch nuove3, tanto la denominazione Litorale austro-illirico che quella di Venezia Giulia, se prese nel loro complesso. Si tratta invece di vedere se e in quanto i singoli complementi (Litorale, austro, ecc.) corrispondano alla storia.
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Cominciamo con Litorale. Dare la definizione di litorale sarebbe pedanteria. Ma, come vedremo, importa sapere qual paese si possa chiamare Litorale per eccellenza. Cercando qualche esempio fuor dell'Adriatico - prescindendo dai Litorali nell'Adriatico orientale (v. p. 27) e dalla Pomerania: pomore = presso il mare - non mi si affaccia per il momento alla memoria che un solo caso di un Litorale: il Littoral (in provenzale: Lou Litourau) a designare il litorale di Narbonna ecc., cio quella zona del paese di Linguadoca, la quale  lambita dal mare ed  non grande di confronto alla zona continentale. La differenza tra litorale e Litorale (fra giardino e Giardin pubblico ecc. ci d qualunque grammaticuccia empirica: il primo  un nome comune (appellativo), il secondo  un nome proprio.
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Ora consultiamo il primo articolo del giornale "triestino" e vi leggeremo, in coda, che per le nostre provincie "la denominazione Litorale fu adoperata gi da Strabone".
Si resta fulminati, impoveriti! La qustione  dunque bell'e chiusa. Gi all'epoca romana rimonta l'espressione Litorale, perch cos chiam gi Strabone il litorale del grande paese continentale che... Quale paese?! Esisteva dunque all'epoca di Strabone, se non l'Austria, uno Stato, analogo, il cui lido era chiamato Litorale, per eccellenxa?!! Ah, Gino, eravam grandi e l non eran nati o erano ancora.... quadrumani!
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Consultiamo, per prolungare il divertimento, il passo famoso di Strabone. Lo troveremo, con un po' di pazienza (perch il giornale in questione disdegna la pedanteria delle citazioni precise) e leggeremo, nel libro V, dove si parla dell'Italia (V, l, 9) "Dopo il Timavo segue fino a Pola il litorale degl'Istriani...."  chiaro? Da un litorale qualunque (come p. e. il litorale dei Siculi, il litorale dei Liguri ecc.) quel giornale che sa la logica o l'ortografia mi fa un Litorale e, per poco, il Litorale a.-i.!4
E messo di buon umore per questa sua trovata, continua con finissima ironia: "non si capisce il perch questo geografo non gode pi le simpatie degli irredenti!!...."
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I quali per, riprendendo mortificati il Manuale di geografia del Geheimrat Prof. Dr. v. Sztrabonszky (approvato per gl'ii. rr. ginnasi ecc.), vi leggono con non poco stupore: "Dopo il Timavo segue, fino a Pola, il litorale degl'Istriani, che appartiene all'Italia"5.
Oh, briccone di Strabone! Non solo non ti presti a fare il manutengolo al Giornale.... per eccellenza, e non gli vuoi procurare il tanto sospirato Litorale ch'esso vuol rubare, vanamente brancolando nelle tenebre dei secoli, ma gli cali fra capo e collo un traditore "appartiene all'Italia''! Si sa, tu sei Greco, e sei per di mala fede e illoyal!
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Andiamo innanzi: austro-illirico. - Il giornale.... (Come chiamarlo? Poich siamo a parlar di nomi nuovi, diamogli il battesimo di giornale austro-illirico. Torna assai bene e per il complesso e per gli elementi!) Dicevamo: il giornale austro-illirico o, pi brevemente, a.-i. o a.u., come vi piace meglio, rigetta il medesimo e confessa che non gli piace. "La combinazione degli aggettivi austro ed illirico non piace pure a noi." Siamo giusti, poich gli stessi AA.-II. si tagliano, viceversa, volenterosi il lor codino a.-i., lasciamoli tranquilli. Ma essi, da ragazzi incorreggibili, se lo riappiccicano e continuano: non ci piace "perch l'ultimo indica soltanto il passato, nel mentre il primo indica anche [sic] lo stato presente. Questo latino capir il professore-articolista dell'Istria."
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S, lo capisco, furbacchione simpatico, ma, prima di risponderti, vorrei sapere, quanto al passato, se tu capisci l'illirico. E se tu sai cosa fosse l'illirico e dove si parlasse e se si parlasse nella nostra Regione. Tu lo affermi, lo sai bene. Felice te! Degnati invece di sapere che, per quante ricerche si sien fatte sinora dai glottologi moderni, quei problemi furono tutt'altro che risolti. Credilo, perch (per caso, per uno studio molto connesso con quei problemi e che potrai criticare fra breve) il sottoscritto si  occupato da lungo tempo di quella questione. Intanto (prima di avere, in quel lavoro, ricordata tutta la bibliografia della questione) consulta p. e. gli Studi sul dial. triestino del nostro compagno Vidossici, nell'Archeografo (23) che avrai a mano facilmente. E sappi questo, che, con tua buona pace, la storia in genere (e specialmente la storia etnografica) di tutta l'Alta Italia prima dell'epoca romana  quasi preistoria. E sappi ancora, che bisogna far una distinzione netta fra Illirio e popoli illirici. Se partiamo dall'epoca in cui i confini cominciarono ad essere precisi, relativamente, cio dal principio dell'epoca romana imperiale, l'Istria (s'intende l'Istria storica) non fu compresa nell'Illirio, che si estendeva dalle Alpi Giulie e dall'Arsa in gi, poi, nella tradizione, dal Quarnaro in gi; popoli illirici invece abitavano, oltre che nell'Illirio, probabilmente in due vicine regioni dell'Italia orientale: forse dove oggi si parla l'istriano e il veneto e quasi certo l dove oggi si parla il pugliese e l'abruzzese (v. I. 2).
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Questo quanto al tuo passato. Quanto al tuo presente tu puoi fare coraggiosamente lo spavaldo, perch sai che l'alma Censura non ti tocca e confidi invece, nobil cuore, che l'avversario cada, rispondendoti, "in tentationem".
Per tacciamo e.... tiremm innanz, per parlar un buon latino lombardesco che capir il professore-articolista a.-u. e ricordandogli un passato sostituito, non molto tempo fa, da un presente, gli far meditare il futuro.
Tiriamo innanzi dunque. Venezia Giulia.
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Che la Venetia degli ultimi tempi dell'Impero Romano comprendesse le nostre terre6, riconosce anche il giornale a.-i. ed ha subito in pronto un calmante: "La denominazione amministrativa della IV prov. del Vicariato d'Italia: "Gallia cisalpina et Venetiae" comprova solamente che non si badava tanto all'esattezza geografica dei nomi." Ma questi Romani ignoranti della geografia dei loro tempi e dei loro paesi da chi dovevano imparare l'"esattezza geografica"? Forse dai magistrati francesi e austriaci che crearono e battezzarono il Litorale (austro)illirico? No, dir il giornale a.-i. piagnucolando, ma almeno dal magistrato dell'Impero incipiente che "un l'Istria con la Venezia in una sola regione (la X.a) e la chiam Venetia et Histria. Il che dinota precisamente di [sic] due paesi distinti." E sta bene. Rasserenati: possiamo concederti anche questo. Tu non puoi trovare mai nella storia un'epoca, per breve che sia, a provare l'esistenza del tuo Litorale (a meno che non ritorni, impenitente, al tuo amico Strabone), ma noi siamo ricchi e ti possiamo far quel regalo della Venezia separata o anzi solo distinta dall'Istria nel breve periodo che va dal principio della storia sicura fino alla met dell'epoca imperiale romana. Noi siamo ricchi, perch abbiamo poi la Venetia del quarto secolo, una politicamente e onomasticamente e cos la Venezia di quasi tutto l'evo medio e moderno fino a un secolo fa. Ma di questo e anche della lacuna riparleremo.
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Intanto, per proceder sempre con ordine, a ribattere le tue obbiezioni disordinate, restiamo alla bella coppia "Venetia et Histria" che tu mostri di amar tanto, perch "denota di due paesi distinti" sebbene uniti in una regione, cio, come tu aggiungi in timidette parentesi, "(la X.a)". Suvvia coraggio, la X.a regione di che? - D'Italia! d'Italia!
Tu dici dunque spiritosamente: "Per piccanteria osserveremo che i primi a trovare la teoria dei primi abitatori veneti furono precisamente gli slavi, volendo in tal maniera dimostrare che gli aborigeni siano stati della loro schiatta, perch, secondo essi [sic] gli antichi veneti non furono altro che slavi. La storia invece non parla che di traci, di colchi, e di diversi popoli celtici ecc. Tra i popoli celti vanno compresi i carni, che abitarono Trieste, i cattali, che abitarono Buie."!!!
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'ssai roba! Ma come la sai tutta questa roba? Gi, i Cattali, e i Menoncaleni e i Fecusses ecc. E i Colchi! Tu hai cieca fede (gran bella cosa la fede e comoda) nei dommi dei geografi antichi e anzi nei miti! Ebbene s, p. e. il tuo amico Strabone dice - te lo suggerisco - che al di l del Po abitano i Veneti e gl'Istriani fino a Pola. Ma sai come dice il testo? Dice: "....?? te ??et?? ????ta? ?a? ?? ???? ???a?" (V, 1, 9). Solo gli editori interpolarono: ?a? ?? [?st???]. Avran ragione, ma forse anche Strabone ha ragione di dire: cotesto ?st??? "non ce lo mis'io." Ancora si potrebbe citarti, fra tante cose, che in Ammiano Marcellino (XXX, 16. 7) si legge: "Alpes Iulias, quas Venetas appellabat antiquitas"7. Ma quando si sa, che della lingua attribuita ai "Veneti" non si sa che poca cosa e della lingua degl'Istri non si sa affatto niente, si volatilizza da s tutto lo spirito delle piccanterie aa.-ii. "Crede,  vero, il Dr. Marchesetti e con lui tutti gli slavi che i Veneti abbiano abitato queste contrade; ma dalla storia non consta altro che [sic] sono passati vicino al Timavo..." Dunque se dalla storia, o spiritoso e logicissimo giornale a.-i., "non consta altro che" questo, cio non consta niente affatto per il caso nostro e dalla linguistica "consta" altrettanto, come fai te a dar torto e ragione a dritta e a manca? A dar torto alla teoria panveneta del Dott. Marchesetti cara a "tutti" gli Slavi (e a molti Italiani, naturalmente) e ragione.... alla teoria tua? Quale  questa teoria?
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Anche se la "trovi" te, e se sar basata sulla verit (supponiamo), l'accetteremo, come accetteremmo quella degli Slavi, che non accettiamo (sebbene cotesto panvenetismo sia caro in parte anche agl'Italiani), perch non  basata. Che vai tu dunque insinuando colle tue "piccanterie", col tuo solito metodo a.-u. di accarezzare e tormentare ora gli Slavi ora gl'Italiani, aizzando sempre gli uni contro gli altri alle zuffe nazionalistiche, che fanno la tua forza e a cui assisti ghignando mefistofelicamente? Che importa alla scienza che la tal teoria sia stata "trovata" dagli Slavi piuttosto che dagl'Italiani? Nessun glottologo n storico serio crede oggi fondata la supposizione, della vecchia scuola, che i Veneti siano stati Ven(e)di (windish ecc.), cio slavi. Ed  per questo, perch  una teoria infondata, e non perch  stata emessa o proposta da alcuni Slavi, che non  accolta dalla scienza. Del pari se l'Ascoli, a proposito dei dialetti odierni, disse veneto istrioto l'istriano (di Rovigno-Dignano), hai tu dunque il coraggio di rinnovare qui la "piccanteria" ch'egli cos chiamasse l'istriano per preconcetto nazionalistico? L'Ascoli, che non temette di rivelare, in omaggio alla verit scientifica, che l'idioma della zona alpina dell'Alta Italia (e idioma natio di lui)  ladino, cio vicino s ma contrapposto all'italiano! L'Ascoli chiamava nel 1873 l'istriano veneto istrioto perch dai materiali, ch'egli aveva allora a sua disposizione, l'istriano gli appariva fortemente veneto, come del resto pu apparire ancora, perch la questione delicatissima non  in tutto risolta. Chi scrive queste righe crede, giudicando dai materiali pubblicati pi tardi, che il fondo istriano non sia veneto, e arrischi (per la prima volta, in un modesto schizzo propedeutico sui dialetti d'Italia) di proporre per l'istriano un posto parallelo e distinto da quello del veneto. Ma di questo pi avanti. Qui basta dire che la questione sulla sede dei Veneti va ben distinta da quella sui dialetti romanzi. Il Pauli, un eminente scienziato della glottologia indo-europea, nota di passata (senza insistervi perch entrerebbe in un campo che non  suo), certe attinenze che avrebbe il veneto (il dialetto romanzo che oggi  il pi diffuso in tutta la Venezia, ad occidente come ad oriente dell'Isonzo) e il veneto antico (preromano), ma sono attinenze soltanto illusorie, come pu notare ogni romanista e non poteva sapere un indo-europeista. Non  punto necessario che il veneto romanzo sia sorto sul substrato dell'idioma che passa per "veneto" preromano; forse (a mio credere)  sorto a sud di Venezia e di qua s'estese su quasi tutta la Venezia (v. I, 2).
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Ma lasciamo l'antichit semipreistorica e le testimonianze o piuttosto le dicerie degli autori antichi. Cosa sieno stati gl'Istri e i "Cattali" ecc. ecc. ecc. io non lo so e non lo sai neppure te, datti pace. Fai bene a passare alla storia politica, dicendo spiritosamente: "Se esistesse ancora l'impero romano, allora la denominazione Venetia et Histria nell'esposizione d'Udine sarebbe giustificata: ma la X.a regione italica [italica? meno male, ma non  ancora bene: italica era soltanto una parte dell'Italia subappenninica] non esiste pi, dalla venuta dei Longobardi in poi, ci che non ignora qualunque persona che abbia assolto con qualche successo il ginnasio." Io non so con quanto successo tu abbia assolto il ginnasio (liceo o V.a ginnasio?), ma so - e ti suggerisco di nuovo - che anzi molto prima della venuta dei Longobardi cessava d'esistere politicamente la regione X.a d'Italia, e che vi seguiva la Provincia d'Aquileia ecc. Anche questa non rimase stabile certo. Il primo dei due nomi fa capolino anche "dalla venuta dei Longobardi in poi". Paolo Diacono, Warnefried, un Longobardo (che tu sappia questo, lo posso arguire da' tuoi successi al ginnasio di Piazza Lipsia) ripeteva ancora: "Venetia et Histria.... pro una provincia hahentur" (lib. II), ma pi innanzi - stai bene attento - "Terminus Venetiae a Pannoniae finibus protelatur", cio dai confini della Pannonia, che erano le Alpi Giulie, quelle alpi che l'antichit avea chiamate, secondo Marcellino, le Alpi Venete8.
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Ma cos, pervenuti, nel buio dell'evo medio - quando la face di Roma lentamente si spegneva - ritorniamo a quell'incertezza di confini, a quel chassez-croisez di nomi, che avevam incontrato nella semipreistoria, nei tempi precedenti alla vita di Roma. Subito ne approfitta, di cotesta nebulosit, il giornale a.-u., non so se per disonest di storico o per.... nebulosit di nozioni di storia imparata al ginnasio. E viene a dirci: "1300 anni fa.... il nostro (?) paese fu sottoposto all'impero bizantino e rimase sempre diviso d'allora in poi, eccettuati rari intervalli, dalla Venezia [occidentale], meno quelle parti d'Istria [non compresa Trieste] e del Goriziano che furono conquistate dalla Repubblica veneta".
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Povero impero bizantino! Cosa gli apparteneva e cosa non gli apparteneva? sai anche questo? Dunque tu ne sai pi di quello che ne sapessero gli stessi imperatori di Bisanzio! L'Istria tagliata fuori, recisa, dalla Venezia propriamente detta fin da "quando il nostro paese fu sottoposto all'Impero bizantino"?!9 Vera storia della tua V.a ginnasio! Nell'anno di grazia quattrocento settanta sei, ai tanti dei tanti: caduta dell'Impero romano. Poi abbiamo "la venuta" dei popoli germanici, dei Bizantini, ecc. Tutti segnano geodeticamente i loro bravi confini, coi loro bravi pali multicolori, con le loro brave guardie della frontiera e delle gabelle. Questo paese, d'ora in poi, e da qui a l  mio; cotesto cost  tuo; quello l  suo. Tutto bel bello: bimbi, non vi movete veh! niente ribellioni, niente comuni liberi! - E cotesto parapiglia di Longobardi, Bizantini ecc. lo dite Storia! Oh.... Bizantini!
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Ma arriviamo a Venezia. Ah questa s che aveva confini precisi e sapeva ben guardarseli e le zampate del suo leone spennacchiarono pi volte un augello a.-i. o uscocco! - che dire poi di quei.... prudentissimi "eccettuati rari intervalli" e "meno quelle parti d'Istria e del Goriziano"? Non valgono tutti insieme un Per?! "Quelle parti d'Istria e del Goriziano che furono conquistate", viceversa, dall'Austria (perch son questi i pochi paesi che vanno "eccettuati"10, non i paesi veneti) erano considerate geograficamente, anch'esse, terre d'Italia, come le altre terre giuliane. Le varie testimonianze in proposito (ricordate p. e. dall'Hortis alla Camera austriaca, nel discorso del 18 marzo 1902), le avr dimenticate il giornale a.-i. forse, ma noi no. Gli rinfrescheremo dunque la memoria, cominciando p. e. dal documento triestino (del 1485), dove si dice che Trieste apparteneva "imperatoribus qui tunc in Italia dominabantur", e da quello (del sec. XVII), dove si legge, ancor pi chiaramente, "civitas tergestina in Italia situata, liceat subjaceat germanico imperio" e venendo gi fino alla dichiarazione del deputato di Trieste all'Assemblea Costituente (l'Hagenauer) che disse queste semplici parole: "Io son deputato d'Italia!"11 Questo per le "parti d'Istria" (Trieste ecc.). - Per quelle del Goriziano bastino due righe della cronaca di Gorizia compilata sotto la dominazione austriaca. L dove si parla del passo o dei passi alpini che s'aprono di fronte al "Castel de Goritia"  detto: "et  passo ma assai facile e largo che vien da Lubiana de le terre del Ongaro et Imperatore, molto nociuo a la zentile Italia"!12
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Tiremm innanz. Ma il giornale dell'Ordine e della "Genauigkeit" ci obbliga di nuovo, con una sua innocente ommissione, a ritornare un po' indietro. Ommette infatti, innocentemente, nel suo zelo politico, la giurisdizione ecclesiastica e la tradizione. Pensa, chiss, che l'arcidiocesi austro-illirica di Gorizia (con Lubiana ecc.) data, diciamo, da.... monsignor Straboni. No, caro giornale a.-i., i vescovati giuliani appartenevano - "ci sa il tuo dottore", ma non lo dice - ad Aquileia e poi a Udine e poi a Venezia fin ieri13. E quanto valesse, un giorno, l'influenza della Chiesa, nella vita morale e anche materiale, lo sanno assai bene e se ne struggono, la tua ottima consorellina l'Eco del Litorale a.-i. e a.-u., il rubicondo Amico tuo affezionato "organo dei Cattolici italiani [post Romam redeptam] del Litorale" a.-i. e a.-u., e il livido Avvenire.... passatello!
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Quanto alla tradizione, non occorre spendere parole dopo quello che s' detto dianzi. Per le varie epoche in cui i Giuliani erano uniti agli altri Veneti anche in nesso politico e chiesastico  naturale che non c' bisogno di parlare della tradizione. Invece sulle varie lacune - pi o meno larghe e di confini (di tempo e di luogo) pi o meno tremolanti - le quali vaneggino nel nostro passato politico e chiesastico, aleggiava di continuo il pensiero della comunanza fra i Giuliani e gli altri Italiani d'oltre Iudri, tramandato sovra le ali della tradizione. Qui sorge prima la "spettral" immagine di Dante, prima non nel tempo14 ma nella virt, e ne addita il litorale del Quarnaro15 con cenno di fidente augurio agli uni e di monimento austero (proto, non omettere l'e) agli altri. E nel Trattato16 che egli primo scrisse intorno alla lingua nostra e ai nostri volgari - l dove il suo genio universale precorreva divinatore, per molta parte, quanto nella divisione degl'idiomi d'Italia, fiss poi la scienza moderna per bocca di un Ascoli e di un Meyer-Lbke - in quel Trattato egli non dimentica le terre giuliane: "Forum Iulii vero et Istria non nisi levae Italiae esse possunt" (Friuli ed Istria altro essere non possono che Italia d'Oriente). Ed enumera gl'idiomi d'Italia, mirabilmente ordinando, cos: "linguae hominum variantur: ut lingua Siculorum cum Apulis...., Lombardorum com Trevisanis et Venetis (Treviso e Venezia] et horum cum Aquileiensibus, et istorum cum Istrianis: de quo Latinorum neminem nobiscum dissentire putamus." No, alcun Latino d'Italia dissente dal tuo verbo: e se dissentono cotesti barbari "non ti curar di lor".
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Viene ora la Giulia. - Il Giornale a.-u. c'insegna qui che "nell'antichit.... la Giulia era quel paese che oggi si chiama Carnia". Questo non credo, anzi non so di nessun paese che fosse chiamato Giulia. Ma ognun sa che  tuttavia storico anche questo elemento, cio ricorre in varie denominazioni geografiche nei paesi giuliani come: ALPES IULIAE, PIETAS IULIA (Pola), COLONIA IULIA (Parenzo), FOMUM IULII (Friuli), IULIUM (Zuglio). Mentre, ripetiamo, l'elemento Litorale non ricorre mai nella storia e tenerella et ha l'austro e incerta vita storica l'illirico, i nomi p. e. di ALPES IULIAE e PIETAS IULIA furono tramandati per tradizione storica (e poderosamente storica) e i due nomi son quelli che pi davano diritto al complemento ascoliano di Giulia: le ALPES IULIAE (dette anche VENETAE da A. Marcellino, V. qui addietro) sono i monti pi grandi di questa parte della Venezia, e PIETAS IULIA era la citt pi florida degl'Istri romani! Bastava quest'ultima, la citt capitale, per dare il nome a tutto il paese, come in tanti altri casi, quando occorre dare un nuovo nome a un paese e occorse nel caso nostro, perch la cosa nuova (il pasticcio impastato su queste terre al principio del secolo scorso) voleva un nome nuovo. - Di moltissimo momento sarebbe poi il nome di Giugliesi che, secondo appare da un lavoro dialettologico abruzzese di G. Savini (La gramm.... del dial. teramano 1881, s. v. Ducignotte) designerebbe, nell'Abruzzo, gli abitanti della nostra riva o della riva orientale dell'Adriatico. Sarebbe di molto momento, ma la scrupolosit degli studi richiede qualche altra testimonianza sull'et di questa voce nell'Abruzzo. Ad ogni modo, se - per scrupolosit - non volessimo accogliere cotesto Giugliesi in questa parte del nostro ragionamento, lo potremmo riservare sempre per la parte (II. 1), dove si mostra come il nome di Giulia (Venezia Giulia) ecc. sia usato oggi solo dai "settari irredentisti". Notate che il Savini in questo luogo, come altrove ne' suoi scritti (e come, del resto, gran parte degli Abruzzesi) si occupa tanto dell'irredentismo, quanto noi ci occupiamo p. e. dell'"irredentismo" catalano o dell'irlandese ecc.
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Cos avremmo terminato di considerare la questione dal lato storico-geografico. Ma la parte nostra ha argomenti da vendere e pu, per abundantiam, divertirsi a cercare qualche altro lato affine, ossia il lato puramente geografico o geografico-fisico e anche un lato storico-linguistico che preciso subito.
La terminazione Venezia Giulia (quanto a' suoi due complementi) non  soltanto storica cio di tradizione letteraria, ma anzi, come c'insegna la fonetica, i due nomi si mantennero, nelle terre giuliane e in terre vicine, per ininterrotta tradizione popolare. I nomi Friuli (fril) e Zuglio (zuj) provano al fonetico che il popolo non dimentic mai il nome di IULIU e dall'epoca romana in poi lo tramand di bocca in bocca trasformandolo: zuj da IULIU come zogo zug IOCU ecc., foja FOLIA ecc., Friul(i) come Frju(s) F(O)R(U)IULI, Forl FOR(U) LI(V)I - Anche nell'onomastica dei nomi di persona si potr trovare, cercando, la tradizione. Di Zuliani ce n' molti fra noi, p. e. a Parenzo, in Albona. E ce n'erano: qui p. e. basta ricordare il glorioso nome di Biagio Zuliani (Giuliani) di Capodistria, il Pietro Micca istriano.
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La forma Venezia (Venessia, Venesia ecc.) mostra bens che il nome VENETIA, nella stessa Capitale e anzi come pare in tutta la Venezia, fu dimenticato dal popolo e poi gli fu ridonato dalla tradizione letteraria, ma una preziosa forma dalmatica, il veglioto Viniaze (Dalm. II 124) mi fa credere ben possibile che il nome fosse rimasto sempre popolare fino ai nostri giorni nella vicina Veglia.
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Vediamo invece la popolarit di LITORALE AUSTRO-ILLIRICO. I primi due termini vanno subito esclusi: non solo non possono essere stati tramandati dalla tradizione popolare ma neanche dalla tradizione letteraria, per la semplicissima ragione che quei due nomi ci vennero dati ieri. Ma ecco che il giornale a.-i. intona di nuovo la canzone del "geografo Strabone che tramand il nome di Litorale"! Ebbene, poich egli ha - come dire? - la mutria di bronzo d'insistere in una tale... spiritosa invenzione, e non pu citare nessun monumento17, nessun documento, nessuna memoria del nostro passato (prima del secolo XIX), in cui ricorra cotesto nome, voglio che si provi un po' a dirmi se gli d ragione la fonetica del nome litorale. Sar solo un giocherellare, perch tanto, per un nome che non si trova neppure nella tradizione letteraria, sar un po' difficile supporre ch'esso ci sia stato tramandato nella tradizione popolare!
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Il mio avversario, partendo dal suo LITORALE dell'epoca di Strabone, arriverebbe foneticamente a un li(d)oral(e) (come p. e. in li(d)o da LITUS) che non esiste punto. Ei ripiglierebbe affannoso la corsa e provando uno start come LITTORALE che io vorrei pure ammettergli, ma non concedergli se prima non mi d una ragione del t lungo (perch segue alla semitonica?), arriverebbe infatti a un t (come in metar "metter"), ma egli avrebbe poi da discorrermi della brevit dell'i, prima di arrivare a litoral(e)! - Resta illirico. Qui dovr esser pi esplicita e pi chiara18 la nostra dimostrazione e si vedr, come in proporzioni modeste, la glottologia possa aiutare la storia, anzi sola la glottologia possa provare, se il tal nome antico fu tramandato o no di bocca in bocca. Il nome ILLYRIUM, ILLYRICUS esisteva naturalmente (perch non fu inventato ieri, come Litorale); fin dove, prima della romanit, si estendesse il territorio designato da quel nome non  precisato, ma qui non conta:  vero che esisteva, e basta. Fu tramandato questo nome per tradizione popolare?
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No!! ILLYRIU, ILLYRICU avrebbe dato nei linguaggi indigeni (dalmatico e istriano) lor (lur) lorko (lurko) ecc. o ler (lir) ecc. come CRYPTA diede grot(t)a, AEGYPTIU diede ghezzo ecc. Il nome ILLYRIUM, ILLYRICUS  stato tramandato dalla tradizione letteraria della Chiesa (fida vestale della fiamma latina anche in Dalmazia), della Scuola, specialmente nel periodo del Rinascimento e in quell'effimero rinascimento delle memorie politiche che fu il periodo del Console Bonaparte, della Cisalpina, della Partenopea ecc. e cos delle Provinces illyriennes dai confini strampalati, cozzanti con la storia, dalle quali, ripetiamolo, i governanti d'Austria attinsero la loro "scienza" storica sul nome d'Illirio: Litorale austro-illirico, Regno d'Illiria ecc.!  stato tramandato s, ma allo stesso modo che cripta, che Egizio, non popolarmente, non al modo di grotta, di ghezzo. - E qui non si  considerato che l'y, mentre la prova potrebbe ripetersi quasi all'infinito per altri suoni e per altri esempi. Non  popolare cripta, tramandatoci solo dalla tradizione della sacristia (non dai martiri delle catacombe), perch porta in fronte anche il marchio del nesso non risolto in tt: l'anti-italiano pt. E cos via, e cos via.
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Dalla bianca di neve e di pruina
vetta dell'alpe al ciel vasto protesa,
a le valli e a l'intermine distesa
dell'azzurra adriatica marina.
QUARANTOTTO, Histria XX (28)
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Il lato geografico-fisico19.
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Il giornale a.-u. mi dice qui: "la geografia non  distrutta dai dialetti". Dei dialetti discorreremo poi. Intanto cosa intendi tu per geografia?
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Io non so cosa trovino i geologi sotto il nostro suolo, cio se trovino un'armonia delle formazioni geologiche, morfologiche ecc., fra la Venezia orientale e l'occidentale, e ammetto anzi che trovino varie disarmonie. Ma, giudicando da profano, mi domando semplicemente: Che pendenza ha il nostro suolo? che direzione hanno i nostri fiumi? corrono forse da Ponente a Levante? Dove mai s'innalza lo schermo dell'Alpe? a Levante o a Ponente? Dov' mai pi profondo il mare? sotto le arci di Albona e Fianona e altrove nel Quarnero20 o nelle paludi del Golfo di Trieste: alla frontiera politica e in generale nel golfo di Venezia? Mi aiuti, mi aiuti per carit il giornale a.-u. a rispondere a questi difficilissimi quesiti e profondissimi di geografia fisica! Intanto io m'arrischio a conchiudere che 'l me pais, che l'Alpe Giulia siara  serrato solo da una parte e insieme  congiunto alla restante Venezia. La Venezia  la provincia d'Italia meglio circoscritta e quasi unit geografica: racchiusa quasi tutta nel bell'anfiteatro delle Alpi (Giulie e Tridentine) e lambita dall'onda adriatica (Golfo di Venezia o Trieste).
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Se dunque le terre giuliane sono un paese che nettamente il golfo di Venezia e le Alpi Giulie rinserrano e riuniscono alla Venezia occidentale, il nome Venezia Giulia corrisponde in tutti e due i suoi complementi anche dal lato puramente geografico.
Ci corrisponde da questo lato Litorale austro-illirico? Il primo elemento cos cos21, i due altri affatto affatto niente!
Questo porta tante conseguenze. La nostra flora p. e. e anche in parte la fauna il chiarissimo articolista a.-u. le studier, con tutto trasporto del suo essere patriotardo, assieme agli altri animali aa.-uu. e i foraggi di Galizia e Lodomiria. E far un bel lavoro scientificamente comparativo! Fuor di celia, un naturalista straniero22 che pubblic recentemente un lavoro sulla flora giuliana dice nella prefazione, che i botanici considerano la nostra flora puramente qual flora d'Italia e per si crede in dovere di ammonirgli a fare questa o quella differenza in date specie ch'io non so e che, ben s'intende, non possono trovarsi in tutta tutta Italia. - Ma questo  tanto naturale!  Natura!! Alcun decreto della Luogotenenza di Trieste potr cassare i decreti della Natura, nessuna gomma di censore potr grattar via le Alpi Giulie!
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Cos l'espressione "Italia" - l'ha detto quel buon.... filologo e geografo ch'era il Principe di Metternich23, e per  lecito ripeterlo in eterno - "Italie est une expression gographique!"
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....l'inclito idoma
fiera proteggi ch' tuo primo orgoglio
stirpe dell'Alighier, stirpe di Roma.
QUARANTOTTO, Histria XX (28).
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2. La linguistica.24
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- "Per correr miglior acqua alza le vele Omai la navicella." nostra, nel mare nostro. Qui non sar pi da fissar questo o quel confine pi o meno storico, da discutere questa o quella interpolazione incerta negli autori antichi, n da "ausgrbeln" geologicamente il sottosuolo: qui si potranno udire le cose con le nostre orecchie, chi non voglia essere.... il sordo della Bibbia.
Premetto che a voler esser precisi nei confini di tempo e di luogo (e vuol dire di quantit in genere), specialmente per il passato, proprio a voler esser precisi, si cade in errore. I termini vaghi in apparenza son richiesti imperiosamente dal riserbo che deve avere chi tratta scrupolosamente questioni cos delicate.
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Ecco dunque, brevissimamente, ma altrettanto esattamente, abbozzato un quadretto dell'etnografia linguistica giuliana, quale  fissata secondo lo stato odierno degli studi dell'Ascoli25 specialmente, del Vidossici, dei saggi del Cavalli e dei materiali di A. Ive.
Lingua parlata. Nel passato. Sopra un substrato26 che non si pu ancora precisare - e che, probabilmente era illirico nel Sud e di altro tipo idiomatico nel Nord, fino circa al Risano (confine dell'Italia romana per breve tempo)27 e, parallelamente (nella Venezia occidentale) circa fino alla Livenza - il verbo di Roma seminato nelle terre giuliane fe' germogliare due idiomi profondamente distinti: nel Nord, un dialetto ladino (friulano) circa fino al Risano e, nella Venezia occidentale, circa alla Livenza; nel Sud un dialetto italiano: l'istriano e, nella Venezia occidentale meridionale, il veneto. Dopo varie incursioni che cominciarono circa al secolo VII d.C., troviamo stabilite in dimora fissa verso il 1000 due schiatte jugo-slave (slovena e croata) nella regione alpina e subalpina. - Van distinte le varie colonie serbo-croate nella Regione pianigiana, trapiantate dagli stessi luoghi (Dalmazia centrale ecc.), nello stesso tempo (specialmente nella 1a met del sec. XVI) e per la stessa spinta (il Turco) che nel Mezzogiorno: ad oriente di Na-poli: gli altri coloni slavi furono chiamati da Venezia fino a due secoli fa. - Coi coloni slavi sorvennero vari coloni neo-latini (rumeni). - Da ultimo coloni albanesi e greci, come nel Mezzogiorno (Calabria ecc.)28.
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Nel presente. Sparito in parte il ladino senza trapassi intermedi: da breve tempo (Trieste e Muggia), in parte da tempo pi remoto (Monfalcone e, secondo credo, Capodistria).  sostituito dal veneto29. Sotto i1 quale resta quasi soffocato e circoscritto in piccola cerchia (Rovigno-Dignano) l'istriano. - Restano vari dialetti slavi (sloveni, sloveno-croati, croati e serbo-croati) nella zona propagginata (alpina e subalpina) e nelle zone trapiantate (pianigiane): molti Serbo-croati e Sloveni furono venetizzati. - Restano poche colonie rumene (attorno al Monte Maggiore); le altre sparite a vantaggio dei dialetti croati e in parte degli sloveni. - Sparite le colonie albanesi e le greche30.
Futuro (abbastanza prossimo e assai facilmente presumibile). Sparir presto il ladino anche nel Goriziano e l'istriano anche a Rovigno-Dignano, a vantaggio del veneto. - Il quale continuer probabilmente l'assimilazione (almeno parziale) dei dialetti slavi, che, alla loro volta, assimileranno il rumeno.
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Non si scandolezzi candidamente il giornale a.-i. e non ci accusi d'immodestia. Sono assai facili queste "profezie", per tutti quelli che vogliono spassionatamente considerare il passato e il presente. La forza assimilatrice del latino in generale  provata da quel gran miracolo della storia che  la diffusione di una lingua dal Lazio su tutta l'Italia e poi su quasi tutto il mondo allora conosciuto; quella forza innata, inesplicata (non dipendente da superiorit di cultura, di forza, di censo, n d'altro) che assimil p. e. i civilissimi Etruschi, molti dei Greci pi civili ancora, dei Germani fortissimi, e quasi tutti i Celti astutissimi; che assimil e continua ad assimilare, per mezzo dei poveri Valacchi del Balcan, tanti Slavi e Magiari ed altre genti, mille volte superiori in ogni riguardo; che assimil gran parte delle genti nei nuovi Mondi (specialmente nell'America meridionale); che, infine, dopo aver perduto terreno alle porte d'Italia e in Dalmazia su tutta la barriera delle Alpi settentrionali e orientali, contro popoli germanici e slavi, irruenti in numero troppo superiore, riguadagn, per mezzo specialmente del veneto, e guadagna di continuo il terreno perduto dal ladino, dall'italiano e dal dalmatico. Il veneto  uno dei dialetti italiani pi forti ed espansivi: dalla Venezia padana, forse (e credo probabile) dal Polsine, dilag fin per entro le Venezie tridentina e Giulia, e ancora strarip oltre i confini d'Italia, alimentando il dalmatico e originando varie nuove colonie in quelle citt marinare, sopra substrato probabilmente slavo, nei Lussini e in altre citt di Dalmazia.
Lingua scritta.
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Tutti i Latini (Italiani e Ladini) giuliani usarono dopo il latino ed il veneto, ed usano, la lingua letteraria di tutta Italia: il toscano. Cos alcuni abitanti delle nostre colonie straniere, come di quelle del Regno. - Nel restante, gli Sloveni scrivono la lingua letteraria slovena, gli Sloveno-Croati, i Croati e i Serbo-Croati la lingua letteraria serbo-croata (o croato-serba che si voglia dire). - Cos i pi dei Rumeni: i restanti Rumeni usano la lingua letteraria italiana, nessuno la rumena.
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Ora confrontiamo con questo quadretto l'informazione, in qualche parte esatta, che d la persona intervistata dal giornale ufficioso.
"Se sotto la comunanza di linguaggio, di costumi e di  rapporti l'"Indipendente" intende la comunanza che hanno tutti gl'italiani nella lingua (letteraria scritta), allora non c' che dire [grazie!]; ma se intende comunanza di dialetti, in tal caso bisogna osservargli che i dialetti veneti, parlati nell'Istria [compresa Trieste] sono stati introdotti dalla Serenissima [buono, e applausi al Serenissima] e che il dialetto odierno triestino  nato dopo l'affluire delle diverse schiatte (!) a Trieste, dopo la creazione cio della citt nuova (!!), essendo il dialetto veneto pi facile del ladino [buono, bonino], oriundamente parlato a Trieste e (!) nell'Istria fino all'isola di Veglia [falso falso]. I dialetti di Rovigno e Dignano non si possono dir Veneti." - Lo credo; ma molto meno ladini31. L'istriano  un dialetto non solo non ladino ma anzi l'opposto del ladino:  un italiano che, come dicevo nell'Istria, si trova, col veneto, a disagio nell'Alta Italia (ladineggiante e ladina); tutti e due gravitano invece verso l'Italia subappenninica, che  l'Italia propria, storicamente e linguisticamente
Cos anche le condizioni etnico-linguistiche, soprattutto le condizioni linguistiche, corrispondono al nome della Venezia in genere e anche della Venezia orientale, in quanto  latina. E ci perch il veneto  stato la nostra lingua scritta ed il linguaggio romanzo pi diffuso di tutto il Veneto; e domani sar pi diffuso ancora, perch assorbir gli altri due dialetti romanzi (il ladino nel Goriziano e nel restante Friuli, e l'istriano di Rovigno-Dignano), mentre tutta la borghesia in quelle due zone non venete (a Udine e Gorizia, Rovigno e Dignano) parla gi il veneto. Il quale continua ad assimilare, come forse (a mio credere) ne ha assimilato gran parte, lo slavo: lo sloveno dell'Udinese, del Goriziano e dell'Istria, e alcuni altri dialetti delle colonie slave nell'Istria. - Non corrisponde affatto alle condizioni linguistiche l'espressione Litorale e non occorre dimostrarlo. Altrettanto corrisponde l'aggiunto austro, perch una lingua austra o austriaca non  mai esistita; e l'aggiunto illirico corrisponde al supposto substrato preromano della restante Venezia, dell'Abruzzo e delle Puglie.
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CAPO 2. Il lato pratico.
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....glorante gi dal ciel di maggio
all'acque sanguinose di Salvore
cali del sole il benedetto raggio;
come di rabbia e d'ignominia carco
fugga il naviglio dell'imperatore
e s'oda alto inneggiar: Viva San Marco!
QUARANTOTTO, Histria XI (19)
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1. La chiarezza.
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La chiarezza, dicono, cio la facile intelligibilit del nome viene dalla corrispondenza, di esso nome o de' suoi elementi, alla designata. E abbiam visto se e quanto corrisponda alle condizioni storico-geografiche (I, 1) e linguistiche (I, 2) il nome di Venezia Giulia e se corrisponda il nome di Litorale austro-illirico. Non ci sarebbe dunque, neanche qui, da spender altre parole. Ma la nostra parte ha sempre ragioni da vendere.
 chiaro il nome Litorale, anche prescindendo dai restanti litorali italiani e rimanendo al solo punto di vista austro-ungarico? Chi ha da consultare p. e. gli studi di folklore e di dialettologia serbo-croata (studi che, detta tra parentesi, fioriscono molto, specialmente nella Croazia Banovina, con grande utile per gli studi comparativi della dialettologia e del folklore, tanto affine, di quasi tutta l'Italia orientale), trover che p. e. il tal autore dando la tal voce per il Pomorje (= Litorale) intende con questo nome il litorale croato-serbo ossia il litorale dell'Illirio (= il litorale dalmato, nella sua estensione storica: da Veglia ad Antivari), tal altro autore intende solo la parte settentrionale (croato), tal altro la meridionale (serbo o della "Croazia rossa"), tal altro infine il litorale giuliano. Chi ci si raccapezza, in cotesta Babele a.-u.,  bravo davvero!
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Il giornale a.-i. dir che se non  chiaro Litorale nudo e crudo, sar chiaro con l'amminicolo austro-illirico. Noi ci dimentichiamo che lo stesso giornale aveva ripudiato quell'amminicolo e gli perdoneremo questo suo ripetuto.... parer contrario. Ma dovremo anche osservargli: voi sapete che  austriaco anche il litorale dalmato e affermate, con piena ragione, ch'era illirico; come dunque fate a dire che  precisa, circoscritta, chiara la denominazione Litorale austro-illirico per Venezia Giulia?!!
Il nome Litorale a.-i. ostrogotamente nebuloso,  un vipistrello boreale che "di rabbia e d'ignominia carco"  fugato ognor pi dal sole di Venezia Giulia, irradiato da mente latinamente chiara, "glorante gi dal ciel di maggio", di Mezzogiorno, d'Italia!
Infatti alla chiarezza della geniale denominazione ascoliana fa omaggio il suo uso che sempre pi si diffonde32 e cos aumenta, per conseguenza, la chiarezza.
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Che Venezia Giulia per i nostri paesi, Venezia in genere per tutta la regione veneta, sia usato dagli scienziati italiani33  noto ed  naturale. Gli scienziati stranieri34, quando si occupano della storia, della linguistica, della storia naturale ecc. delle provincie giuliane,  logico che non possano prescindere dalla restante Venezia (e Italia), perch la nostra storia, la nostra linguistica, la nostra flora ecc. ecc. bisogna studiarle, per far opera seriamente scientifica, comparativamente anzi contemporaneamente con la storia ecc. della restante Venezia (e Italia). I confini politici non ci hanno che vedere affatto: la scienza va sopra la politica. Ma quando gli stranieri hanno bisogno di specificare, quando vogliono parlare in particolare di questo brano della Venezia che oggi sta sotto l'Austria, si trovano non di rado imbarazzati e discordi nel nominarlo. Se uno scienziato p. e. francese o inglese, che non ricordi esattamente la divisione amministrativa delle provincie dell'Austria, trova citato, p. e. in uno studio di uno scienziato austriaco, sterr.-illyr. Kstenland, come fa a capire che questo nome cos "chiaro" vuol dire, pretende dire: Venezia orientale o Giulia? Ma egli pensa invece subito al litorale croato-dalmato, se non pensa.... all'Albania, molto illirica (perch solo qui si parla aurora l'illirico, come la scienza crede quasi provato) e molto.... vicina all'Austria! E quando dopo aver trovato, con non poca meraviglia, che quel nome vale per i nostri paesi, non sempre si adatta ad adoperarlo, se non altro per non procurare al prossimo, colla propria oscurit, le noie che ebbe egli stesso.
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Ma alcuni scienziati specialmente francesi usano non di rado, almeno negli studi di glottologia. Vntie julienne (come Trentin,35 invece di Waelschtirol). Altri dicono la Provincia di Trieste o che di simile. Anche la Provincia di Fiume ho trovato qualche volta. Ma poich dei nostri paesi si occupano specialmente, com' naturale, gli scienziati dei Regno (e pi specialmente quelli della restante Venezia e Alta Italia), e poich essi, specialmente per influenza dell'Ascoli (fra i glottologi), del Cipolla (fra gli storici), del compianto Marinelli (fra i geografi) ecc., usano, come ripeto, Venezia Giulia e non Litorale a.-i., il primo dei due nomi si diffonde e si diffonder sempre pi anche fra gli scienziati stranieri, anche tedeschi (eccettuati gli austriaci). - Per dare solo esempi, a dir cos, continui, ricorder che l'Istria  compresa nella Venetien degli autori della Bibliografia annuale nella "Zeitschrift f. rom. Philol." Publicata da Gustav Grber, Prof. all'Univers. di Strasburgo, e nei rispettivi referti del "Kritischen Iahresber. . die Fortschr. d. rom. Phil." pubbl. dal Prof. Karl Vollmller di Lipsia, per non dire degli "Jahresber. d. Geschichts-wiss." pubblicati dal Prof. Ernst Berner di Berlino ecc.
Ora l'Indipendente per la sua serena difesa del "nome italiano della nostra regione, che si  adottato nel campo geografico" ecc. (cito dal giornale a.-i.) si ha dal giornale a.-i. codesta civile nonch documentata risposta: "Questa  pretta menzogna - non vi  trattato di geografia, n di storia che contenga questa denominazione, inventata arbitrariamente nell'ultimo tempo dai ridicoli eroi [Ascoli, Cipolla, Marinelli] della batrachiomachia irredentista. Nelle nostre colonne [mancano i rimandi di citazione] venne pi volte gi dimostrato che una tale denominazione  affatto arbitraria ed assurda e manca d'ogni ragione e d'ogni base storica e [sic] scientifica."!!!!
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All'onesto parlar duca Giovanni
china la faccia e non ha pi livore,
e il sacerdote che non seppe amore
ripensa i lucri e i frodolenti inganni.
....nel tramonto un generoso coro
d'anime clama: O dolce Patria amata,
 fermato il tuo dritto....
QUARANTOTTO, Histria II (17)
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2. La legalit.
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Ecco l'invulnerabile e nobilissimo calcagnino degli Achilli aa.-ii. Invulnerabile davvero? Proviamo un po' qualche quadrello.
Anzitutto non so perch sia legalmente indispensabile la denominazione "Litorale a.-i.", dal momento che designa en bloc tre diverse provincie con proprie diete ecc.: l'Istria, deformata ne' suoi confini odierni e cos poco rispondenti dal lato storico-geografico ecc. (deformato dalle gobbe liburniche e dalmate al Quarnaro e decapitata di Trieste), Trieste e Gorizia-Gradisca. A che serve quella denominazione, se, per citare solo un esempio recente, l'Ispettorato industriale di Trieste dovette esser diviso giorni fa, e Trieste fu separata nuovamente dall'Istria, alla quale fu aggiunta (nell'Ispettorato di Pola), nuovamente e interamente, la Dalmazia!!! Come son gustosi questi pasticci aa.-ii.! Come sono stabili, legali, indispensabili, perspicui, precisi cotesti confini!36 Stabili, "legali", indispensabili ecc. p. e. per la scritta Regnum Illyriae nelle monete, che ha la stessa stabilit "legalit" ecc. ecc. del suo compagno (compagno nella carta monetata!) il Regno Gerosolimitano! Scusate se  poco!
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Ma oltre la carta monetata v'ha un'altra "Charta" che  base altrettanto solida "legalmente" a sostenere e fissare il Regno d'Illiria, cio, o colta lettrice, nientemeno che un romanzo: "I re in esiglio"! Ed  questa una "Charta magna" legalmente bollata, molto bollata!37
Quando legalmente si costituisce una societ, si fonda un giornale ecc. non ci  permesso di chiamarla o di chiamarlo Venezia Giulia. O com' allora che  permesso di chiamare e societ e giornali p. e. Ost-, Sd-Mark (=Marca tedesca orientale, meridionale), Crvena Hrvatska (Croazia rossa) ecc. ecc.? Eppure questi nomi sono tanto "legali" quanto Venezia Giulia, se non meno. Infatti quel pontefice infallibile che  il giornale ufficiale (l'Osservatore) us, come rammento bene, il nostro nome, che pare gli piacesse, perch chiaro e di confini legali. Invece i confini della Sdmark e della Croazia  rossa assai ma assai vagamente corrispondono alle provincie o "ai paesi che fanno parte del consiglio dell'Impero" oppure... che non esistono affatto. Che provincia austriaca esiste che combaci anche solo presso a poco colla Croazia rossa (Dalmazia meridionale con Ragusa ecc.)? Quali provincie precisamente vanno comprese nella Sdmark? Se date retta p. e. al nazionalistico Tagblatt di Graz ci va compresa, s'intende, Trieste e nei momenti di vena, tutto il Litorale a.-i. (anche p. e. la teutonicissima terra dei Veglioti), e forse pi se date retta alla Burschenschaft "triestina" (societ formata da un X, un X X e un X X X cio, se faccio bene il conto, da pi croci che membri settari) la quale si chiama Illyria e comprende sotto questo nome, che fa molto onore alla scienza storica di quegli studenti, tutto il Litorale a.-i. su su fino a Pontebba, ma esclusa proprio... l'Illiria! Come fate a saperlo, voi della Luogotenenza di Trieste e di Zara, quando approvate gli statuti di queste societ e approvate questi periodici, come fate a conciliare questi confini coi confini "legali" che, come pretendete, debbono essere rispettati negli atti ufficiosi, negli statuti ecc. ecc.?
Siamo alle solite! Storie vecchie: agli studenti tedeschi e slavi la legge permette il tricolore tedesco e lo slavo, agl'italiani proibisce il tricolore italiano: il "loyal"' e ufficioso Fremdenblatt piange sulla bara del Bismarck, il Popolo di Trento  torturato per un epicedio al Canestrini. Ma perch dunque, se  legale il radicalismo tedesco e slavo, ha da essere "settario" l'italiano? Perch le leggi dell'Austria transalpina non hanno a valere per l'Austria cisalpina? Perch? Perch proprio voi siete i separatisti! Perch proprio voi distinguete, anche nel nome, il nostro paese da tutti gli altri paesi appartenenti all'Austria. E sentite il bisogno di chiamarlo "austro" per eccellenza!
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E dire che non solo  permesso il nome Crvena Hrvatska, ma anzi - sentite questa -  il nome d'un giornale governativo! La Crvena Hrvatska di Ragusa e alimentata dalla polizia, dalle guardie di finanza e da tutti gli elementi governativi in genere, perch fa la spia ai Serbi radicali, nelle loro manifestazioni p. e. a favore del Montenegro, come ultimamente in occasione del processo contro il collega nostro Prof. Fabris! E dire ancora che lo stesso Governo fa invece lo schizzinoso, quando il giornale serbo Dubrovnik (Ragusa) si arrischia di distinguere il territorio della ex-repubblica di Ragusa dalla Dalmazia, a cui esso appartiene oggi "legalmente".
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La ragione di questa differenza di trattamento? Forse il favoritismo, come molti affermano, l'amore sviscerato per i Croati e per i Tedeschi, l'odio contro gl'Italiani? Non  il cotesto il motivo, ma invece questo: noi siamo a mala pena un milione, i Rumeni circa tre volte tanto, i Tedeschi dieci volte e gli slavi venti volte tanto, ma quel milioncino solo vi d tante gatte da pelare quante tutti gli altri milioni messi insieme. Non odio dunque, ma.... preoccupazione!
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Potrei davvero illudermi di aver convertito in parte i peccatori aa.-ii.?
Prima di rispondere consideriamo ancora una volta una delle obbiezioni. P. e. questa: Il Venetia (del 4 e 5. sec.) che comprendeva l'Istria "comprova solamente che non si badava tanto all'esattezza geografica dei nomi". Qui il giornale a.-i. mi cita un esempio di una tal confusione o fusione38 (nel nome) della Liguria colla Gallia cisalpina, sotto Diocleziano. Eccogli in risposta un esempio che gli cito a mia volta e vale per mille. Nel Mezzogiorno i nomi delle singole regioni subirono dall'epoca romana in poi varie modificazioni o spostamenti39, che brevissimamente e approssimativamente si possono rappresentar cos:
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Calabria si chiama oggi Puglie (merid.),
Bruttium si chiama oggi Calabrie,
Samnium si chiama oggi Abruzzi.
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Immaginiamoci ora una buona vecchierella del Mezzogiorno che stia leggendo con attenzione e devozione p. e. Quo vadis? o Fabiola o che di simile e vi legga che p. e. il tal martire peregrina da Brundusio verso Apulia, un secondo da Consenza verso Calabria, un terzo da Sulmona verso Bruzio!
- Come, come? -
La vecchiella crede aver letto male; si toglie gli occhiali, li ripulisce, se li rinforca:
- Sta proprio stampato Da Brundusio verso Apulia, da Consenza... Ma se Brindisi  in Puglia! Io lo so, perch sono molto struitta e tengo assolto "con qualche successo" la V.a elementare; e so anche che Cosenza  in Calabria, che Sulmona  nell'Abruzzo! -
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Non c' verso! Chiude il libro e va dal curato che glielo prest. Questi le spiega la cosa.
- Capisco (vi lascio credere come), ma sa ch'erano ignoranti la loro parte cotesti antichi a non saper che le Calabrie son.... Calabrie e non sono per niente Abruzzi, o, come dice Lei reverendo, Brzziumme? - Il curato rispiega e l'altra:
- Ora capisco davvero: invece di Calabrie (col significato moderno che la buona donna crede esistesse anche prima dei Romani e "legalmente"), questi rivoluzionari di pagani, questi "settari", inventarono il nome Brzziumme. Dico bene? Gran fortuna ch' sparito questo nome sacrilego, ed  tornato in vita il nome legale Calabrie! -
Ebbene, circum circa il cervello del giornalista a.-i. pesa quanto il cervello della vecchierella napoletana. Infatti quel signore pensa fra altro: il Litorale (che esisteva e con questo nome gi all'epoca di Strabone) le Notitiae chiamano per isbaglio, perch non ci si "badava tanto all'esattezza geografica", Venetia, che, come il Venezie ascoliano,  una "delle arbitrarie nomenclature, inventate dallo spirito settario e dalla presunzione cattedratica". Ma per fortuna questo nome settario, presuntuoso ecc.  sparito ed  ritornato in vita quello legale ecc. di Litorale (a.-i)!!
Eppure il giornale a.-i. dice bene, quando parla qui di "presunzione cattedratica". S, c'entra la presunzione... ma da parte sua! - Quando un villano, un ignorante in genere ha per la prima volta p. e. da un agronomo, da un medico o da chicchessia una nozione ch'egli prima non aveva, che cozzi colle sue nozioni confuse, co' suoi pregiudizi, non solo non ci crede, perch non pu levarsi i vecchi preconcetti che gli stanno fissi fissi inchiodati nel cervello, ma crede viceversa, da presuntuoso, che solo le sue vecchie nozioni sieno le giuste, e le nuove false: sempre falso ci che egli non sa. Cos il giornalista a.-i., che ha sempre fisso in testa il chiodo di un "antico" Litorale, di un'"Italia" fino allo Iudri e viene ad imbattersi improvvisamente nel Venetia delle Notitiae, fino le Alpi Giulie o Venete, non solo crede sempre esistito il suo "vecchio" Litorale e tramandato nei secoli, ma in tutti i modi si sforza a dimostrare errato, non corrispondente all'"esattezza" (la esattezza del suo Litorale) quel Venetia, "nuovo" perch egli lo sente la prima volta.
Cos p. e. un popolano d'Istria (di Trieste, Pola ecc.) va a Venezia, vi sente un ando e sorride, se non sogghigna addirittura. Perch? Solo perch gli pare "giusto" il suo vecchio andado e "sbagliato" l'ando della Capitale. E fa lo stesso, colle stesse ragioni, il popolano di Venezia. Ora il sogghigno nasce dal concetto (a volte giusto, ma molte volte falso) della propria superiorit, perci dalla presunzione. - Dunque, caro signore, chi  il presuntuoso?!
Non vorrei insistere sul quest'esempio, sui sogghigni veneziano-triestini, perch il giornale a.-i. e tutti i Mefistofeli aa.-ii. che sogghignando alla lor volta, assiston in disparte a questi "antagonismi", potrebber trarne dell'acqua per il loro patriotardo molino. Non potrebbero infatti questi eroi aa.-ii. aver qui l'idea esilarante, ammettiamo, di "ritrarre lo storico ricordo del profondo antagonismo e dell'acerrima rivalit fra Trieste e la Repubblica di S. Marco!? Ne hanno tante delle idee esilaranti questi eroi in parodia, che si potrebbe benissimo ammettere anche questa". Son parole aa.-ii. che, cos rientrate, tornano a capello. No, la ragione di tali antagonismi non  affatto storico-patriotica. Il glottologo osserva spesso di tali antagonismi nella stessa citt, fra quelli che parlano la lingua letteraria e quelli che parlano il dialetto. I primi sentono p. e. un "aspro" za o ja, un "deforme" ti son, je voulons, veux pas ecc., invece del "dolce" gi, del "formoso" tu sei ecc. e - con presunzione cattedratica - decidono, sogghignando, che nel dialetto "non si bada tanto all'esattezza" della grammatica o che anzi il dialetto "non ha grammatica" ecc., che il dialetto confonde i suoni o anzi le "lettere" (g, z, j), le forme del nominativo con le obblique (ti), la prima colla seconda persona (son), il singolare col plurale (je) e non "bada tanto all'esattezza" di queste ed altre "regole" sintattiche dei pronomi, delle congiunzioni ecc. (je ne v. p.). Se invece il dialetto della tal regione avesse avuto la fortuna di diventar la lingua letteraria, le parti sarebbero invertite e questi linguaioli pedanti (che, naturalmente, dicono pedanti i linguisti) direbbero: povero popolo, invece di pronunciare il "dolce" z o il "bellissimo" j (latino jam), dici l'"aspro" g; invece di dire (ti) son "sbagli le regole" e dici.... un numerale (sei) ecc.
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CONCLUSIONE.
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La morale  sempre la stessa: chi ignora, chi ha preconcetti crede ignoranti gli altri. Da presuntuoso (o talora da ingenuo) immagina universale, nel tempo e nello spazio, quello che conosce lui. Il giornale a.-u. conosce un Litorale, un'Italia odierni e se li figura universali nel tempo: interpretando con questo preconcetto un litorale straboniano ne ritrae la figura del Litorale eterno, senza capo e con infinita coda. Cos il popolo o il cronista medioevale sentendo della santit della Vergine la figura in atto di ascoltar la Messa, o sentendo dell'empiet di Catilina lo immagina un eretico, uno scomunicato; o (quanto all'universalit nello spazio) il contastorie della Scoperta d'America si figurer i "servaggi" che parlano o intendono il romanesco ecc.
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Oppure, ecco un ultimo esempio che andr molto a fagiolo al giornale a.-u. Quando l'Austria possedeva al di qua delle Alpi, la Lombardia e la Venezia occidentale, molte volte adoperava per le relazioni cogl'indigeni i soldati della Rumenia transilvana. I soldati di nazione italiana non si potevano gebrauchen, perch poco... zuverlssig, mentre quelli di nazione rumena erano molto  zuverlssig (per il loro odio nazionalistico e religioso conto gli Ungheresi, altri settari) e abbastanza bene comprendevano la lingua sorella. Anzi, quando p. e. alla spesa domandavano la carne, il vin(u), il pne ecc. trovavano il loro lignaggio spesso identico, o quasi, a quello degl'indigeni. Ora succedeva che gli ufficiali (sempre molto forti negli studi etnografici, storici ecc.) si meravigliassero a sentire come cotesti poveri contadini valacchi sapessero l'italiano, perch, sebbene anche questi fossero certamente "compatrioti" dei Lombardo-veneti, pure bisognava convenire che.... venivano un po' di lontano. Ecco la risposta (accompagnata da un sogghigno ingenuo e detta in pura lingua a.-u. coi relativi verbis castrensibus): "Domnule Hauptmann, ich melde gehorsamst che cotesti ignoranti Civilisten non sanno parlare: io li capisco s, ma parlano uno sbagliatissimo dialetto rumeno. Ancora pi sbagliato del Suo,.... dico rispettosamente".
Ed ora mi ridomando: Posso illudermi di avere schiodato con queste tenaglie il preconcetto a.-i. conficcato cos profondamente in quei cervelli patriotardi? Ohib! se osassi sperar tanto, allora s che mi meriterei il rimprovero della "presunzione cattedratica".
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Ma lascia, o Istria, che dal covo rio...
ti fulmini scomuniche Volchero....
Ma lascia, o dolorosa Istria, che a scorno
imperituro di sue voglie impronte
regga Bertoldo per favor di stte:
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Ma lascia, lascia e attendi, Istria, quel giorno
in ch'Egida ribelle e Alberto conte
faran sul Montelongo le vendette.
QUARANTOTTO, Histria XII (20).
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Infatti quest' spreco di ranno e di sapone. Perch, mentre io m'appresto a concludere, riassumendo, sento che il giornale a.-i. torna ad intonare la canzone (ma continua a zufolarla pi timidamente), che tutte queste disquisizioni da "linguaioli" sono inutili perch il nome solidamente ufficiale Litorale a.-i.  anche "consacrato dal consenso della pensante popolazione [di tutto il mondo e d'altri paesi ancora] e ci appunto pel motivo gi esposto [non si capisce quale]." Che fare, per carit, al canto di questa Serbidiolla coi relativi zufolamenti? Lasso pur che i canti e i subi e per rispondere e concludere a un tempo faccio una supposizione.
Supponiamo40 che anche il "knsteland" fino alla Livenza o al Brenta (cogli "hinterlnder" relativi) fosse stato stroncato dalla Venezia e unito alle Provincie illiriche dell'Impero francese e poi al Regno illirico e che poi, rinnovando questo peccato originale, l'Austria avesse fatto anche di questa parte della Venezia un Litorale austro-illirico (incorporato al nostro, o distinto p. e. col nome di Litorale a.-i. trans-sonziano o ulteriore o altro). Or ecco che un giornale a.-i., che p. e. si potr chiamare l'Udine o il Padova, si farebbe paladino della nuova denominazione e la giustificherebbe con queste eccellenti argomentazioni, tutte a fil di logica: 1. questo  un litorale, dunque  il Litorale: esiste quale unit politica oggi, dunque sar e fu sempre tale nei secoli, dall'epoca di Strabone in poi. 2.  sotto l'Austria dal 1797 in poi con brevissime interruzioni (senza contare il medioevale Civitas Austriae ecc.), dunque fu e sar sempre austro. 3. era forse illirico in parte, dunque  e sar sempre illirico. Dunque, dunque.... (nessuno di questi sillogismi fa una grinza e sar perci perfetto il giudizio finale), dunque, anche per questo paese, Litorale a.-i.  il pi bel nome che ci sia (come il nome di Maria) e ogni altro nome sarebbe, per conseguenza, sacrilego, settario ecc. ecc., contrario alla storia, alla geografia e alla linguistica, alla chiarezza e alla legalit.
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Sennonch sorgerebbe un periodico che si potrebbe chiamare Pagine pavane (o Pagine carniche o friulane o quel che volete) e, guarda un po' "spirito settario", difenderebbe il nome nuovo, di sana pianta, Venezia euganea o carnica ecc. e farebbe,  certissimo, questo breve ragionamento: nel suo complesso, la nostra denominazione  per necessit nuova (come la vostra), ma ne' suoi complementi:
(I. - l.) corrisponde alla storia. Corrisponde Venetia perch, sebbene gli Euganei (o i Carni) paiano distinti, nella semipreistoria, dai Veneti, appartennero pi tardi, nell'epoca storica, alla restante Venezia e per nesso politico e per nesso chiesastico o per la tradizione o per tutti e tre i nessi. - Corrisponde Venezia euganea (o carnica ecc.) perch, sebbene non sia mai esistito un paese chiamato con questi nomi,  esistito il nome dei monti euganei, (carnici ecc.) ed  storicissima dunque la fonte, da cui noi si trae il complemento euganea (o carnica ecc.). - E l'uno e l'altro dei due elementi corrisponde alla geografia fisica, perch anche questa regione  compresa nella Venezia fra il mare, anzi mare veneto ed i monti, anzi monti o colli euganei (Alpi carniche ecc.).
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(2.) Alla linguistica corrisponde almeno il primo elemento (Venezia) perch il veneto  l'idioma principe in questo paese: era la lingua scritta di tutta la Venezia, comprese le Venezie ladina e austriaca (Udine, Cividale, Trieste ecc.) ed  parlato in tutte le nostre citt e si estende sempre pi nelle campagne, da dove fa sparire il ladino e il linguaggio delle propaggini e colonie straniere (slovene e tedesche).
(II.) Dunque la denominazione Venezia euganea (V. carnica ecc.), essendo ne' suoi elementi storicamente, geograficamente e linguisticamente esatta, corrisponde anche alla intelligibilit, alla pratica..

Domando io: "La popolazione pensante" preferirebbe Litorale austro-illirico o Venezia euganea (V. carnica ecc.)?
Sostituite Venezia Giulia, Alpi Giulie ecc. alle voci Venezia euganea, colli euganei (Alpi carniche ecc.), e - se mai vi riesce di levarvi il vecchio preconcetto, venutovi dall'uso (recente) e dagli studi di storia "patria" del Libro di lettura delle scuole popolari - vedrete che in tutto e per tutto, essenzialmente, il caso supposto combacia col caso reale, e di una cruda realt!
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Se nel verso fedel qualche  risorta
nobile gesta del passato onore;
se nella patria mia non anche  morta
ogni favilla di gentil valore;
e se quel canto che ne detta il core
cibo di fede e di speranza apporta;
modestamente tu dalla solenne
bianca collina di San Giusto al mare
paterno drizza, o verso mio le penne...
QUARANTOTTO, Histria "Congedo" (30)
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CONGEDO.
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Ed ora, prendendo congedo dal mio buon amico del giornale ufficioso, che io, generosamente, non voglio credere un testardo, vedendolo perci rabbonito, contrito e pentito, gli stendo la mano e gli dico: Sans rancune! Se egli poi fa il cattivello e mi tira fuori un qualche ma, o anche solo un qualche forse, gli rispondo questo: Fai una cosa; per esporre compiutamente le tue obbiezioni o i tuoi dubbi, mettiti a fare uno studio un po' pi diffuso che un articolo di gazzetta e pubblicalo in una delle vostre numerose e valorose riviste p. e. nella Ricreazione! Se farai per benino ti risponder ancora (perch anch'io voglio fare queste vacanze uno studio di proposito, uno studio di lena e, per quanto star in me, exhausting); intanto accontentati di quanto t'ho detto qui, perch non ho ommesso consciamente di rispondere a nessuna delle tue obbiezioni e anzi ne ho prevenute alcune. Replica anche te a tutte le obbiezioni mie.
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E per favore, vammi a dire una parolina a que' tuoi amici della Luogotenenza di Trieste, a nome di tutti i compagni dell'Innominata, in riguardo a quel divieto del nome Venezia Giulia "contrario alla Storia". Quando quei Signori fanno questo o quel divieto di una dimostrazione, dell'uso di "Venezia Giulia" ecc. e lo motivano colle solite ragioni politiche, noi tutti, scusa veh, ce ne infischiamo (triviale questo vocabolo? non ce n'ho un altro pi proprio), perch questo non  il fatto nostro. Ma se, puta caso, quegli "storici" prendono questo vezzo (che prima d'ora mai non ci era occorso di notare), di montar in scanno e insegnarci che le denominazioni Venezia Giulia, Region Giulia ecc. son "contrarie alla storia", allora, per Dio, ricacceremo loro in gola la menzogna stupida e pretenziosa! Gliele faremo rimangiar le loro lezioni e rientrar ben bene! Si provino mo' a lanciar l'anatema a Giuliano; o anche ci dicano soltanto che Giuliani  superfluo per la ragione che esiste gi un nome "ufficiale-storico" ecc. a designare i Giuliani, p. e.... di grazia quale? Non solo non riesciranno a far recedere i compagni dell'Innominata.... inconvertibile, ad avvinghiarci al loro Tirol, al loro oesterr.-illyr. Kstenland, ma anzi noi guadagneremo altri compagni, rispondendo sempre, noi tutti, come meglio potremo e dove potremo, nelle riviste giuliane e tridentine o, non potendo, in quelle del Regno e anche in riviste straniere. Guadagneremo altri proseliti e noi stessi ci rinfrancheremo sempre pi, nel cuore e nel cervello, Giuliani Apostati!
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Nomen est omen non solo nella toponomastica ma nell'onomastica in generale41. Da una ricerca statistica di G. B. Salvioni per l'Italia (Toscana) e dagli studi analoghi di F. R. Arnold per la Germania (Austria inferiore), risulta che i prenomi non di rado denotano, fra altro, il sentire di un popolo. Ora da alcune lunghe liste di sottoscrizione (e di... proscrizione insieme) pubblicate non  molto, nei periodici L'Indipendente e Il Piccolo di Trieste, chi scrive queste righe constat (senza poter pubblicare ancora uno studio esauriente) che i prenomi latini appaiono abbastanza frequenti da noi42. - Cosicch non facciamo, neppur qui una "innovazione" se proponiamo e raccomandiamo fervidamente alle mamme e alle spose giuliane i prenomi latini in generale (senza per passare a esagerazioni da nazionalisti43) e specialmente quelli semplicissimi di Giulio (-a) Giuliano (-a)!
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Alcune note; poich avanza un po' di tempo e di spazio. Comincio con dar ragione ancora una volta al giornale a.-i. Forse alludendo al I. articolo dell'Indipendente (che tanto pi mi spiace di non aver letto) il giornale a.-i. si stizziva contro lo "spirito settario". Ebbene, ho voluto rinnovargli questo piacere con uno stile forse troppo vivace o, com'egli dir, giornalistico o magari monellesco, che avr per qualche effetto: questo modo, molte volte, ridendo castigat mores. Del resto tutte le cose a posto: coi pari vostri non mette conto, certo, sofisticar sullo stile e tornir bella la forma, coi pari vostri, o scribi del sterr.-illyr. Schurnals! Prima di metter bocca, imparate dalla maestrina a scrivere le maiuscole: e non scrivete "Litorale" per litorale, e, viceversa e per compenso, "celti" per Celti e "cattali" ecc.! E quanto al "monellesco" vi osserveremo, che voi stessi vi gettate da per voi i sassi in colombaia con le felici polemiche e le.... seducenti proibizioni. Continuate cos, e vi serviremo sempre, non dubitate. Voi farete cos il mestier vostro, noi il nostro dovere. "Voi sonerete le vostre trombe", nelle Caserme e nelle Luogotenenze; "noi soneremo le nostre campane"; nei nostri "Palazzi della Ragione"!
Mi resta a chiedere scusa se ho dovuto dire e ridire cose che tutti i nostri sanno e che solo gli avversari non sanno o non vogliono sapere. Non vogliono sapere, perch  certo che altri (il Benussi, l'Hortis, il Puschi, e, fra i pi giovani, il De Franceschi, il Salata, lo Sticotti ed altri a Trieste) avranno privatamente e inutilmente, reso attento il giornale a.-i. degli errori di storia, geografia ecc.
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Matteo Giulio BARTOLI.
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FINE.
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NOTE al testo.
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1  citato nella Prefazione. V. Annata e (1903), 614 (19, 6), 616 (22, 6), 624 (2, 7). M'informano che questi articoli furono scritti, in parte, da Don P. Tommasin.
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2 A proposito delle questioni dei nostri nomi di luogo mi permetto di osservare, per la verit, che noi si ha decisamente torto se rinfacciamo agli Slavi che i pi dei loro nomi di luogo equivalenti ai nostri sieno stati fabbricati dai poveri maestri di campagna. I maestri o i parroci di campagna, in gran parte, non possono sapere le norme fonetiche precise che si riscontrano nelle forme slave dei nostri nomi in larga distesa dell'Italia orientale. I nostri nomi si trasformano spontaneamente, foneticamente in bocca agli Slavi che se gli adattarono, inconsciamente, alle loro disposizioni orali, con vari processi fonetici (alcuni dei quali sono importanti per la storia dei nostri dialetti indigeni) p. e. colla prostesi consonantica davanti alla vocale iniziale, colla conservazione della sorda in sillaba libera, colla perdita del rinismo, con ?, in c, A atono in o, -ONA = -in ecc. (ANCONA Jakin, ALBONA Labin, CAPR-Kopar, SONTIU: Soca, PARENTIU Porec ecc.), ma su ci si presenta altrove l'occasione di parlar pi comodamente.
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3 E nuovi i nomi perch nuova la cosa. Come s'impara dal Manuale del Benussi (p. 124 sgg.) l'Istria e il Goriziano furono uniti dapprima nel 1810 nell'Intendenza di Trieste a formare con vari paesi in gran parte transalpini le Provincie illiriche dell'Impero francese. Pi tardi, dopo vari e incostanti concentramenti e discentramenti, si costitu la Provincia del Litorale, e ancora con vari estranei paesi, un Regno d'Illirio, e di nuovo, nel 1848 il Litorale austro-illirico. - In relazione al nome del nostro Litorale, e della stessa eta,  il Litorale ungarico, croato, che sub pure varie modificazioni di confini. - Il nome di Venezia Giulia sorse dai vari elementi (che si considerano nel testo qui retro), per merito dell'Ascoli. Il suo scritto in proposito (una lettera intitolata Le Venezie) fu pubblicato dal prof. Amato Amati in Confini e denominazioni della Regione orientale dell'alta Italia. Con una carta geografica.
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Milano. Bernardoni. 1866 pg. 35 sgg., e ancora stella Biblioteca utile, Milano. Bernardoni. Tip. internaz. 1866 pg. 109 sgg. Ma certo  stato pubblicato anche altrove e certissimo l'Amati (che sarebbe venuto alla stessa idea dell'Ascoli, prima d'averne notizia da Tomaso Luciani, v. Confini cit. pg. 34) aveva gi letto lo scritto dell'Ascoli, perch ha una frase che prese da quello scritto, ossia quella qui sopra citata. In certe congiunture ecc. - La denominazione Venezia Giulia fu dunque foggiata o piuttosto rinnovellata dagli elementi che si considerano nel testo qui retro, alcune decine d'anni dopo la creazione del nome ufficiale Litorale austro-illirico. Il giornale opponente mostra di credere che quella denominazione data da oggi appena. "Ora alle altre monellerie aggiungono anche quella di lanciar con petulanza provocante in faccia alle stesse autorit una designazione falsa e cervellotica di queste provincie". E, nell'articolo pi sereno e inspirato dallo studioso chiamato a consulto da quel giornale: "Che cosa  adunque successo da 20 anni in qua da giustificare l'imposizione di un nuovo nome alle nostre contrade? Null'altro che un capriccio del Carducci, o del Fambri, senza un fondamento n storico n etnografico". Qui si allude probabilmente al lavoro di Paulo Fambri, La Venezia Giulia che  del 1885. Del Carducci saprei solo che ben altri nomi e circonlocuzioni ancor meno.... ufficiali egli us per questi paesi.
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4 I pedanti linguisti che amano andar in fondo alle cose, a cercar sempre le ragioni, potrebbero trovar una ragione filologica per questo scambio fra litorale e Litorale: l'articolista di quel tal giornale italiano, avendo imparato nel suo ginnasio tedesco-italiano, che Kstenland equivale a Litorale e anche a litorale, confonde, nel suo italiano i due nomi, mentre la nostra lingua ben ha, grazie al cielo, il modo di distinguere le due cose, un po' diverse per i pedanti!
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5 Cos anche i Tedeschi Dr. A. Forbiger e Cr. G. Grosskurd. Il primo, che  il pi recente (per quanto posso vedere) fra i traduttori di Strabone traduce "die Kste der Istrier bis Pola, welche zu Italien gehrt" (III 134); l'altro ci aggiungeva un "jetzt": "die jetzt zu Itailien gehrige Kste der Istrier bis Pola" (I 373). Altri pi vecchi ancora, non lo nascondo, traducono altrimenti. L'originale dice ? pa?a??a.... p??s?e?ta? t? ?ta???, che secondo quei traduttori si potrebbe rendere con "il litorale (lido, costa ecc.)... (pro)spetta, sta di fronte, sta aderente, vicino ecc. all'Italia". Se proprio proprio volessimo ammettere anche questa traduzione, potrei giustificarla cos: Strabone non dice che l'Istria  penisola e credeva forse, secondo F. A. Dommerich (Die Nachrichten S. -s, 1848, pg. 22), che l'Istria non fosse separata dal Balcan, per mezzo del Quarnero, che fosse una continuazione della costa illirica. Perci, se diceva Italia, un po' alla buona, la costa umbra, picena, ecc., poteva dire (sempre alla buona), che l'Istria prospettasse all'Italia, come presso a qualche geografo anche moderno, un po' trascurato, si pu leggere p. e. che la Corsica o la Sardegna o la Sicilia prospettano all'Italia (mentre va inteso: il continente). Cos spiegherei anche un altro passo (VII, 5, 3), l dove dice t??? ?st???? p??t??? t?? ????????? pa?a??a? s??e?e?? t? ?ta??? ?a? t??? ???????. Qui i pi traducono semplicemente: gl'Istriani primi della costa illirica (ma il mio maestro Giuseppe Vatova, nell'Unione V, 18: primi presso alla costa illirica). Anche qui si potrebbe dunque vedere una descrizione un po' alla buona. Si consideri anche la distinzione fra Italia e Carnia, che piacer solo al giornale a.-i., perch egli pu affermare che i Carni fossero tutt'altra cosa che i Veneti ecc. Invece in un altro passo, (V. 1, 1) Strabone non separa l'Italia dalla Carnia: "Ai piedi delle Alpi comincia l'odierna Italia". Dicendo dunque gl'Istriani vicini alla Carnia e all'Italia, intende probabilmente, che son vicini verso Nord ai Carni, e verso occidente vicini o dirimpetto alla costa (maggiore) dell'Italia adriatica. Del resto Strabone che viveva (66 a.C. - 24 d.C.) proprio all'epoca in cui si era esteso il confine politico d'Italia, poteva aver qualche incertezza sui confini d'Italia. Nel passo ora citato (V, 1, 1) continua: "...l'odierna Italia; perch gli antichi dicevano Italia l'Enotria dallo stretto siculo fino al golfo di Taranto e a quello di Posidone, e il nome, prevalendo, si estese fino ai piedi dell'Alpi. Cos si estese, verso la Liguria, fino al fiume Varo e a quel mare e, dalle regioni del Tirreno, all'Istria fino a Pola". Dunque era Italia il nostro litorale (degl'Istri fino a Pola) ch'egli disse prima "illirico" e che forse era illirico come altri lidi d'Italia, ma non era Illirio. - Un'altra osservazione, per abundantiam: Strabone era Greco e sdegnava le fonti romane (V. la dissert. di B. Auerbach: Quid sibi voluerit Strabo Rer. geogr. compon. Nancy 1887), e perci non ci far meraviglia che qualche sua descrizione alla buona ridondi, lievemente o apparentemente, a vantaggio della sua penisola greco-illirica e a danno della nostra. Saran sottigliezze queste, e non ci tengo, perch le fo solo per abbondare.
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6 Scriveva test il Nissen, Ital. Landeskunde II (1902) p. 193: "Es lag nahe den Namen eines so alten u. angesehenen Cultorvolkes wie die Veneter es waren, ber deren politische Grenzen hinaus [Livenza?] auf das gesammte Mndungsland... dann weiter auf die neugebildete Region zu bertragen". Cos  successo infatti: cfr. l'iscrizione del quarto secolo, in C. I. L. III 11314 (v. in fondo a questa nota) e la divisione delle Notitiae dignitatum (ed. Seeck, 1876, v. Ind. s. Venetia): in vari passi, raccolti nel commento del Bcking II, 441 si trova solo il nome di Venetia (senza l'aggiunta et Istria) per tutta la Provincia fino alle Alpi Giulie, cio Venete (v. pag. 13). Siamo al principio del sec. V (400-416). Nelle varie liste analoghe della suddivisione anteriore o di poco posteriore (che si troveranno citate da C. Jullian, "Les trasform. polit. de l'Italie sous l'empire". Parigi l884, in Bibl. d. coles fran, d. Rome XXXVII, 173 n) compaiono sempre unite le due provincie gemelle, anzi sono una sola provincia. Alle provincie "welche immer unter dem Vicarius von Italien gestanden haben.... gehren.... Venetia et Histria, welche beide stets, vereinigten Landshaften schon zur Zeit des Carus... unter einem Corrector, mindestens seit 365 unter einem Consularis standen (Mommsen, in "Erluter. z. d. Schriften d. rm. Feldmesser" di F. Blume ecc., 1852, pag. 203). Col sorgere della grandezza d'Aquileia, tutta quest'unica provincia prendeva il nome di Aquilejensis, e cos noi rendevamo la pariglia ai fratelli della parte occidentale meridionale, cio ai Veneti propriamente detti. Ma il nome Aquilejensis, che non sar stato mai nome ufficiale, doveva morire nell'agonia della grandezza d'Aquileia e cedeva al nome doppio di Venetia et Histria, che forse era solo un nome ufficiale. Questo alla sua volta dovette morire, morendo il nome colla cosa stessa (cio colla provincia romana), e solo nella tradizione rivisse. Quando Paolo Diacono ridiceva Venetia et Histria ripeteva semplicemente ci che gli davano i suoi fonti (v. Mommsen, Neues Archiv V, I; Rolando, Arch. stor. ital. V, 238). Ma egli intitolava quel capitolo "De Venetia, I Italiae provincia" e, giova ripeterlo, diceva che "eius terminus a Pannoniae finibus... protelatur. Venetiae etiam Histria connectitur et utraeque pro una provincia habentur. Huius Venetiae Aquileia civitas extitit caput". Che vuol dire "huius Venetiae"? Forse: di questa Venezia, cio della Venezia nominata da ultimo (dell'Istria?). Prima l'autore aveva parlato di Altino cio di una gran citt della Venezia occidentale. M'inganner, ma in tutto questo passo del grande cronista longobardo, vedrei un imbarazzo, un'incertezza: la tradizione, i fonti gli davano il vecchio nome gemino (Venetia et Histria), che l'et sua pi non ricordava, usandosi allora un nome solo: Venetia o Venetiae o altro. - Il Nissen (l. c.) continua: "Minder begrndet erscheint der Zusatz et Histria, denn durch die Zutheilung der istr. Halbinsel bis zum Flusse Arsia erhielt Italien nur einem Zuwachs von etwa 50 d. ? m." E traduco cos: quando fu costituita la X Regione sarebbe dovuto bastare il nome VENETIA, e, come non si aggiungeva et Carnia, non si sarebbe dovuto aggiungere et Histria, per quella piccola aggiunta di territorio. Anche questa scappatella dei nostri padri (v. l'introduz.), cotesta superflua aggiunta et Histria, ebbe forse qualche influenza sui nostri destini. - Comunque, accontentiamoci qui del Venetia (comprendente l'Istria) nella divisione delle Notitiae e nell'iscrizione, indicatami dalla illuminata cortesia del Puschi, alle Alpi Giulie (sulla strada romana del Piro: Vippaco) vicina a quella consacrata a Giuliano l'Apostata (C. I. L. 11314-5). Quella iscrizione dice devota Venetia o veramente diceva perch non nascondiamo che oggi  monca. Ma supplevit Mommsen! La complet il Mommsen, coll'iscrizione analoga di una pietra miliare trovata alla frontiera opposta (occidentale) della Venezia (C. I. L. V 7993), e ne dedusse Ad Nauportum usque pertinuisse Venetiam saeculi quarti. Capite, AA.-II.? Fino a Nauporto (alle Alpi Giulie) si estendeva anche allora la Venezia, la devota Venezia orientale, come a dire, in lingua a.-i.... "Trieste la fedelissima"!
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7 V. ancora l'introduzione storica del lavoro di Egid Schreiber nel Programma della Scuola reale di Gorizia, 1896 ("Vorstudien zur geogr. Monogr. d. Julischen Alpen" p. 8 sgg.), dove si troveranno altre citazioni sui nomi antichi delle nostre Alpi.
8 Nella Carta della Badia di San Severo, del sec. XI, (v. la riproduz. nel Bullett. d. Soc. geogr. ital. 1882)  disegnato come un gran ricamo a merli che vuol dire Alpi e circonda il collo e una spalla di una cotta che vuol dire Italia ed  separata dalla Pannonia, Ritia ecc. Dentro alle Alpi, ci sta, fra altro, il nostro paese, che ravviserei in uno Stria (=[I]stria), sebbene la sua posizione non sia precisamente fissata coll'esattezza della geodesia astronomica! Ma pi c'importa questo: i monti ricamati dal sapiente dito della Natura, sull'infula sacra d'Italia, hanno un solo nome nella Carta di San Severo; per sola una merlatura dell'immane corona - di che tutti gl'Italiani (da Cicerone al Petrarca e al Giusti) immaginarono cinto e difeso il capo della Madre Italia - per sola una merlatura il cartografo medioevale ricorda il nome, e scrive: "Alpes Julias"! Era ed  il nome indimenticabile, il nome della frontiera per antonomasia, boreale e orientale a un tempo: le Colonne d'Ercole d'Italia!
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9 Ecco qua p. e. gli studi di Charles Diehl (tudes sur l'admin. byzant. dans l'Exarch. de Ravenne. Parigi 1888=Bibl. d. coles fran de Rome), che  l'ottima autorit in proposito. Nel succoso capitolo intitolato Vntie-Istrie (in una parola, mentre son distinte "Aemilia, Flaminia" ecc.) il Diehl prende a parlare dell'Istria cos (pag. 48): "Dans le langage officiel... l'Istrie tait considre comme un gouvernement spar, mais ses limites n'taint plus celles de l'ancienne circonscription du mme nom." Cio, mentre l'interno era "expos  l'invasion,... en revanche l'Istrie byzantine s'tendait au del du Formion". Cio si confondeva, nei pressi di Grado (cfr. p. e. Archeogr. triest. II 227), colla Venezia propriamente detta. "Dans la Vntie proprement dite", proprio cos continua il Diehl, passando alla storia della Venezia propriamente detta. Quando l'Esarcato si dissolveva (alla met del secolo VIII), l'Istria. apparve unita al ?ea bizantino della Dalmazia (751), ma ad ogni modo " la fin du huitieme sicle.... les Byz. furent chasss de la province", (prima del 791). Cotesto distacco era dunque durato appena una generazione! Se pure distacco fu! Chi se ne accorse? Chi gli aveva sentiti cotesti poveri Bizantini che dovevano badare pi che ai "sudditi" alle incursioni dei Longobardi (lanciati dal duca di Trento e del Friuli) e degli Slavi, e a anche alle pretese dei Papi sulle nostre terre!
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Ma  destino: il giornalista a.-i., che pretende scavare altrui la fossa, anche stavolta vi cadr rotoloni, dopo essersi pestata, per bene, la zappa nei piedi. "Beretti place  tort la limite orientale de l'Austria lombarde au Formion et comprend Tergeste dans le duch de Frioul. Il est vident au contraire que Trieste faisait partie de l'Istrie grecque" (Diehl o. c. 48). E vuol dire: poich "la province grecque d'Italie" fra altro "comprenait... l'Istrie", questa era fuori dell'Austria (una provincia longobarda) ed era nell'Italia greca, o semplicemente Italia, come i Bizantini, i duchi di Savoia ad altri chiamavano i loro possedimenti al di qua del mare e delle Alpi (v. Schipa, "Le Italie d. Medio Evo", Arch. p. le. prov. napol. XX, 434), e come dicevano, analogamente, anche gl'Imperatori di Germania e si dovrebbe dire ancora. Altro che paese "diviso"! Il nostro paese era invece anche allora (e meglio del Friuli) incorporato all'Italia, all'Italia!
10 Eccettuati rari intervalli in cui il Litorale a.-i. fu imbrancato, per isbaglio, nell'Italia (all'epoca augustea e in qualche altro raro intervallo), eccettuate quelle poche terre prese negli artigli del Leone veneto ecc. Ecco come si falsa la storia in molti dei nostri libri scolastici e in alcuni libri stranieri. Ecco come s'impietrifica nei crani aa.-ii. il preconcetto:  esistito sempre (da Strabone un poi) un Litorale a.-i. diviso dall'"Italia" (cio da quell'Italia che arriva al confine celeberrimo, notissimo, vetustissimo dello Judri!) e l'Italia ce l'ha di tanto in tanto e a brandelli rubacchiato! - Dico a suocera perch intenda nuora.
11 V. Attilio Hortis, Per l'Univers. ital. di Trieste (Trieste, Caprin, 1902), p. 12 sg., 16. Qui si troveranno inoltre varie testimonianze sull'uso dell'italiano a Trieste, ben radicato, anche allora (v. inoltre Cavalli. Storia di T. 155 sgg; Kandler. Istria III 169 sgg.) e sulle proteste dei Triestini contro chi gi nel secolo XVI, attentava alla loro lingua. Eppure gli stessi dominatori sapevano, allora, la geografia di queste propaggini al di qua dell'Alpi, sapevano allora che l'Austria cisalpina era ed  Italia. Lo sapeva p. e. l'Universit di Vienna, dall'epoca in cui chiamava, per una cattedra, "ex Italia" cio da Trieste, Martino Bondenario, fino all'epoca, in cui v'inscriveva (come m'informa il Reetar) Giuseppe Voltiggi, quale oriundo dell'"Istria, Italiae provincia". Si noti che il Voltiggi era probabilmente uno Slavo, d'Antignana, ed era l'autore d'uno dei primi (in ordine di tempo) fra i dizionari slavi, pubblicato nella stessa Vienna (il 1803). - Questi sono sempre singoli esempi fra i mille che facilmente si potrebbero citare. - E potr parer superflua anche una risposta alla seguente obbiezione che spesso ci fanno gli AA.-II.: l'Istria (e intendono nel loro linguaggio a.-i., l'Istria decollata di Trieste) apparteneva  vero all'Italia, perch apparteneva a Venezia, ma non mai Trieste. Certo sarebbe superflua la risposta, se l'obiezione non ci fosse ripetuta ogni giorno, con petulante frequenza. Dimenticano anzitutto cotesti AA.-II. che anche Trieste era unita alla Repubblica veneta, sebbene per breve tempo. E dimenticano che quando  esistita politicamente un'Italia, l'Istria (con Trieste) era sempre parte d'Italia; cio, giova ripeterlo, dell'Italia romana (che gli AA.-II. spesso confondono coll'Impero romano), dei Regni d'Italia (pi o meno stabili) da Carlo Magno a Berengario, del Regno d'Italia all'epoca napoleonica. Sempre, eccettuato solo l'odierno Regno (coll'odierno confine allo Judri) che data appena da una generazione. - Si veda, sulla storia di questi confini, p. e. Marinelli, "Il nome d'Italia attraverso i secoli", Atti d. R. istit. ven. 1891-2, pg. 807 sgg.
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12 V. Archeogr. triest. I, 149. - Per l'Istria veneta  ancora pi naturale, che la si riconoscesse qual parte d'Italia. Citer, fra molti, questo solo esempio, che ci mostra allo stesso tempo come si distinguesse l'Italia da quei paesi dove l'italiano era ed  parlato meno diffusamente e che noi non possiamo rivendicare, per ragioni di giustizia e d'opportunit. Nel Trattato di Terra Santa di Fra Francesco Suriano, ed. da Girol. Golubovich, Milano, 1900 (50, pg. 252) si legge: "da questa citt [di Zara]... pervenimmo in Hystria che  principio de la Italia, alla citt de Parenzo". E cos via, e cos via!
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13 V. lo studio recente del Cipolla, nel riassunto del Tamaro, Atti e mem. istr. XVII (1901), pg. 187 sgg.
14 Si veda p. e. nella pubblicazione La Provincia dell'Istria e la citt di Trieste (Atti dei mesi di Giugno, Luglio e Agosto 1866. Firenze, Barbra, 1866 p. 34 sgg. = Combi. Istria, studi stor. 1886) una lista, tutt'altro che completa, degli autori italiani e stranieri (dall'epoca romana alla moderna), dove si fa menzione delle terre giuliane quali terre comprese sempre tradizionalmente nell'Italia: storici come p. e. il Guicciardini, geografi come l'Alberti. Tutti scrittori di opuscoli di propaganda irredentista: distruzione dei loro esemplari, appresi e da apprendersi.
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15 L'articolista a.-u. potrebbe non sapere e per lo rimanderemo all'Inferno IX: "Pola, presso del Quarnaro, Che Italia chiude e i suoi termini bagna".
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16 De Vulgari Eloquio (ediz. Rajna, Firenze, 1896) I. 10. - A proposito di Dante e del "Litorale a.-i." non citerei soltanto il lavoro del Dott. G. Morosini "La leggenda di Dante nella Regione Giulia" (Archeogr. triest. XXXII, 1900) ma piuttosto, per la bibliografia dantesca, richiamerei l'attenzione del Barbi, del Mussafia e del Passerini sopra uno studio in difesa di Dante contro la Massoneria, pubblicato nel giornale a.-i. III 624, sotto la modesta rubrica di una corrispondenza da Gorizia. Vi si parla insieme, oltre che di Dante e dei Massoni, di San Tomaso e dei Mormoni, dell'"ufficialit in corpore", e insieme dell'Acciarito, Caserio, Luccheni, Bresci, Palizzolo, Murri, ecc. ecc.  tutto un inno sacro e solenne (ci  incastonato anche un gioiello di sonetto), consacrato, con devoto amore, all'Italia moderna, e vi spirano effluvii d'incenso e di cera, e vi risuonano profondi muggiti d'organo e coro di vergini beate. - Dopo aver meditato, col dovuto raccoglimento, questa melopea, sono arrivato alla conclusione, studiando tutti gli elementi ivi contenuti, che l'autore (che modestamente non si firma affatto) deve esser indubbiamente questo: un nobile ufficiale di gendarmeria, che dovette, per troppo zelo, gettar la immacolata divisa alle ortiche e prese la cocolla per diventar un Monsignor della diocesi a.-i. di Gorizia.
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Avverto per i compagni settari della Repubblica delle lettere che di studi dello stesso genere ne deve contener ogni numero del giornale a.-i., perch ne contengono anche gli altri due numeri, che il caso di questa polemica mi fa capitar tra i piedi. Si tenga conto anche della rubrica redazionale, dove appunto furono pubblicati gli studi che diedero materia alle presenti Lettere: lo studio principale si trova fra una lista "per la costruzione della nuova chiesa di S. Vincenzo de' Paoli" e due notizie riguardanti S. A. Questa rubrica il giornale la chiama Vita Cittadina!! - E dire che tutta quella prosa  scodellata in lingua italiana! Non par vero. Chi non ha la fortuna di leggerne tutti i giorni, gli fa l'effetto, non so, un effetto comico, come p. e. un articolo del Popolo di Trento o dell'Idea italiana di Rovigno travestito in tedesco e riportato, per isbaglio, dalla Wiener Zeitung: Aus reichs italienischer Seite wird uns berichtet, dass gelegentlich der Enthllung eines Denkmals zum Staatsmann Joseph Matzini und zum Generallieutenant Joseph Garibaldi die Auswanderer im nahen Reiche, unsere strammen Landsleute aus dem sterr. Italien (bada, censore, che cotesto "sterr. Italien" l'ha detto davvero con tutta seriet un direttore della Wiener Zeitung) in ein donnerndes Heil ausbrachen auf.... ecc, ecc. Oppure in islavo: listi iz kraljevine ecc. ecc.!
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17 Qui il giornale a.-i. vorr forse ricordarci (dall'Archeogr. triest. I.a Serie, I 203, n. 70), il vetustissimo "nationum orientalium in universo littorali austriaco protettor"?!
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18 Gli elementi necessari a provare la non interrotta tradizione popolare, nella storia dell'italiano, potr apprenderli la Gazzetta a.-i. dal Meyer-Lbke, Gramm. stor.-comp. d. lingua ital. Torino, Loescher, 1901.
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19 Qui, a proposito della geografia fisica, si potrebbero citare centinaia (v. Nota 14) di geografi antichi e moderni, nostri e stranieri, che insegnerebbero al giornale a.-i. i confini geografici della Venezia o dell'Italia orientale. Basti uno solo, un geografo, prima di tutto straniero, poi moderno e noto, speriamo, perfino al giornale a.-i., e infine tutt'altro che nazionalista: l'individualista Elise Reclus. P. e. in Nouv. Geogr. univers. III, 216 egli mostra che le provincie giuliane hanno certi confini fatti solo "en dpit des versants et de l'ethnologie", mentre sono "tournes vers l'Adriatique et spares des campagnes du nord par le multiple rempart des Alpes". E conclude che i Triestini "ont donc raison de revendiquer leur cit et toutes les ctes de l'Istrie comme une partie de l'Italie une", scientificamente parlando.
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20 La profondit del Quarnero varia dalla cinquantina al centinaio di metri e lo sorpassa di molto, mentre quella del golfo di Venezia  solo una met. A nord di una linea che congiunga la punta meridionale dell'Istria (Promontore) col continente (l'estuario padano) si raggiunge dalla laguna di Grado appena la profondit di 24 m. (all'altezza di Trieste, 7 chil. e 1/2 dalla spiaggia triestina), 25 m. (Prano: 5), 44 (Salvore: 3), 37 (Leme: 23), 42 (Brioni e Promontore: 41/2 e 20); a sud invece, fra l'Illirio e l'Italia, si discende anzi si precipita alla profondit di 66,776 m. ecc. e all'altezza del Drin e di Manfredonia, 1240, 1260 m.! V. Franc. Viezzoli, L'Adriatico, Parma, Battei, 1901, pag. 44 sg. e J. Luksch, "Das Seeboden-Relief. d. adriat. Meeres" in Vierteljahresheft f. d. geogr. Unterr. I (1902), cfr. Gravisi, Pagine istr. I (1903) 103.  noto poi (dal Manuale del Benussi) che nell'arcipelago gradigiano gran parte degli isolotti stanno, colla loro superficie, quasi a fior d'acqua e che in epoca molto recente, in parte per la trascurata arginatura nell'evo medio, il mare s'addentr su quelle spiagge. "Ah, la curva della costa di Grado" sospirava il cuore addolorato di paolo Tedeschi! Una curva un po' pi dolce, un mare ancora un paio di metri meno profondo o pi rimosso! Quanto meno profondo o pi rimosso sarebbe il... ragionamento del giornale a.-i.! Piccoli accidenti del suolo portano con s assai spesso grandi... accidenti nel destino dei popoli. Scrive Henri Cons (agrg d'histoire ed de gographie) La prov. rom. de Dalm. Paris. Thorin, 1882, p. 8: "Rien de plus capricieux en apparence que la dlimitation donne  la Dalmatie par Auguste lorsque il porta du Formio [Risano]  l'Arsa la frontire de l'Italie; rien de plus conforme aux faits gographiques. Lorsque s'ouvre sur le fianc oriental de l'Istrie et sur le grand golfe de Quarnero cet estuarie... la cte, jusque l basse, comme sur presque tout le littoral [cio le Littoral, corregge sapientemente il giornale a.-i.] de cette presq'le se relve tout  coup. Le mont Goly [Golibreg, Monte calvo] commence une srie de hauteurs qui... vont rejoindre le gant de ce systme, le M. Maggiore (1,394 m.), dont la masse imposante domine, toute la pnisule. Le canal de l'Arsa forme lui-mme une profonde dcoupure o l'on trouve encore  un certaine distance de la mer, une hauteur d'eau de 40 m."
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21 Ecco quel che ne dice il compianto Marinelli (che, se non lo sapesse il giornale a.-i., fu riconosciuto quale il pi celebre geografo del nostro tempo: "Fu una idea non molto felice... dare.... il nonne di Litorale austro-illirico, od anche semplicemente di Litorale... alla regione che... versa s le sue acque nell'Adriatico, ma non presenta carattere costiero, se non per una parte limitata del suo territorio." V. Giovanni Marinelli: La Terra II, 560, dove il giornale a.-i. trover ricche indicazioni bibliografiche sulle nostre regioni, a complemento del Saggio del Combi. Cfr. ancora A. Silvestri, L'Istria, Vicenza 1901, sgg. e, fra i lavori slavi (oltre la "Croazia" del Klaic), specialmente S. Rutar: Slov. zemlje (Terre slov.), Lubiana, 1893-96, dove si descrive tutto il "Litorale a.-i.", comprendendo dunque anche la parte italiana: il Friuli orientale (nel I vol.) e l'Istria storica con Trieste (II vol.).
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22  il Pospichal. - V. da ultimo: Matteo Calegari, "Le flore d. Regione Giulia" etc. in Atti d. Soc. ital. d. scienze nat. XLII (1903).
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23 Mmoires 7 Parigi. 1883) 414 sgg.  noto pure che lo stesso Ministro austriaco disse, molto bene, che anche Germania  "ein geographischer Begriff": v. l'Epistolario col Prokesch-Osten II (Vienna, 1881) 343, dove il Metternich ripete la definizione analoga d'Italia e se ne vanta.  lecitissimo dunque di ripetere e l'una e l'altra anche agli AA.-II., come  lecito p. e. di ripetere i versi, pi o meno poetici, d'un impiegato austriaco (v. Marco Tamaro Le citt e le cast. dell'Istria II, 1893, pg. 379), che con molto entusiasmo cantava, verso la fine del sec. XVIII, a Rovigno: "Italia, nel cui regno illustre ci pose il Ciel"...! Qui bisognerebbe mettere in prigione il Ciel!
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24 Ecco qui un'altra gustosissima trovata a.-i.: "Trieste fu soggetta soltanto per brevissimo tempo a Venezia, come Vienna all'Ungheria sotto il re Mattia Corvino. Nessuno dice per appartenere Vienna alla regione ungarica." Bella forza! Se a Vienna si parlasse il magiaro (come a Trieste si parla il veneto), stai buono gingillone, che il Magyar-Orszg, quel brutto diavolaccio che anche in questi giorni fa tanta paura, non risparmierebbe la tua Vienna per i tuoi begli occhi nerastro-giallognoli!
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25 Archivio glott. I 433 sgg., IV 340 sgg., X 450 sgg., XIV 330 sgg. Sul dalmatico basti il giudizio dello stesso Ascoli, nella rivista La vita internazion. VI (1903) 66 sg. (che cost si avr facilmente a mano, come anche la Rivista dalm. II. 201 sgg.): vedi ancora, per il nostro veneto, Vidossici, Archeogr. triest. XXIII 217 sgg., XXIV 5 sgg., 177 sgg. e per altre indicazioni bibliografiche sui nostri dialetti romanzi e stranieri la Gramm. del Meyer-Lbke (citata nella nota 18).
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26 Sull'etnografia giuliana prima della romanizzazione v. il lavoro fondamentale del Benussi, Archeogr. triest. IX, 61 sgg.
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27 Il nome Italia era dapprima limitato, com' noto, a una piccola regione, non ancora ben definita, dell'Italia meridionale (v. Cocchia, "Il santo nome d'Italia" Nuova Antol. II Serie, Vol. 65, 1882, pg. 209) e poi si estese a poco a poco fino alle Alpi. Un'iscrizione dell'epoca repubblicana distingue "Transpadum Histriam Liburniam", ma non basta a provare senz'altro che l'Istria tutta (anche al Nord del Formione), fosse distinta dall'Italia transpadana (v. Jullian, "Le limites d'Italie" nei Mlanges Graux 1884, p. 122; Mommsen, "Die ital. Regionen" nei Beitr. z. alten Gesch., Festschrift Kiepert, 1898, pg. 101); cfr. Jullian, "Le transform." cit., p. 83 e Benussi, Archeogr. triest. X. 271 sg. Ad ogni modo dall'epoca augustea in poi il confine orientale d'Italia non fu pi il Formione (Risano) ma l'Arsa.
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28 V. specialmente le ricerche di Carlo De Franceschi e del Benussi, Atti e Mem. istr. IX (1893). - Ora s'aggiungono i "Cenni stor. sull'etnografia dell'Istria" del Dott. B. Schiavuzzi, Atti e Mem. istr. XVII (1900) sgg. - Per i Cicci (e Rumeni) il nuovo lavoro del Vassilich, Archeogr. triest. 1903.
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29 Si vedano intanto i saggi veneti, istriani e ladini, da varie citt giuliane, nella Raccolta di Giov. Papanti I parlari ital. in Certaldo, Livorno, 1875 (P. II "Parlari ital. di popol. non facenti parte del Regno" pg. 611 sgg.).
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30 Per le proporzioni numeriche fra gl'Italiani e le altre popolazioni della Venezia Giulia e delle terre aggregate v. lo studio (basato sugli ultimi censimenti) di Franc. Salata in Nuova Antol. 1903.
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31 E nemmeno veneto-ladini e meno che meno "ladino-veneti"! Questa della ladinit dell'istriano (Rovigno-Dignano),  una strana leggenda, originata dalla mera circostanza che il primo (e unico) studio sull'istriano fu pubblicato dall'Ascoli (v. n. 25) ne' suoi "Saggi ladini". L'istriano  un dialetto italianissimo ed ha solo, in comune col veneto e probabilmente derivato dal veneto, qualche elemento ladino, importato, come la conservazione di -s nella forma di 2a persona. interr. (as-tu). Si veda intanto l'Anzeiger dell'Accad. di Vienna. Cl. fil.-stor. 1899, XXV 160 sgg. e Romania 1900, dov', in appendice, la rettifica dell'Ascoli che sfata quella leggenda: l'Ascoli non disse mai n ladino n ladineggiante, n l'istriano n il veglioto. N mai gl'incorpor senz'altro nei dialetti veneti, anzi mai us i due nomi, uniti, veneto istrioto che si dnno qui addietro a pag. 14.
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32 Per citar subito qui l'esempio pi recente ecco un'Altilal. Chrestom. (Strasburgo, Trbner, 1903), dove si dice "das tridentinische und julische Venetien" (p. 173), "im Trentino und Tirol" (p. 194), e nessuno credette di dover protestare.
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33 P. e. Costantino Nigra, della cui correttezza, nelle sue funzioni d'ambasciatore del Re a Vienna, non avete il diritto di lagnarvi, adopera sempre, ne' suoi studi letterari, l'espressione Trentino, Venezia Giulia, colonie rumene del Veneto (=Rumeni di Val d'Arsa): v. p. e. nell'ultimo Vol. della Zeitschr. d. Grber (1903). - Quest' l'esempio migliore, perch non importerebbe gran fatto al giornale a.-i. se gli dicessi di aver letto (in pubblicazioni e in lettere private) e inteso (alle lezioni) quei nomi "settari" dall'Ascoli, De Bartholomaeis, Biadene, Goidanici, Guarnerio, De Lollis, Monaci, Mussafia. D'Ovidio, Olivieri, Parodi, Salvioni, Vidossici, Zanardelli e da altri glottologi d'Italia, e da studiosi della storia letteraria, da geografi ecc. ecc.
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34 Prendiamo ad esempio il geografo Reclus (v. n. 19) e lo storico Jirecek. Il primo dice "le bassin de l'Isonzo, la pninsule de l'Istrie" (Nouvelle Gogr. univ. III 246 ecc.) non mai Littoral austro-illyrique. Cos lo Jirecek nel lavoro citato qui avanti, nota 41) non si sogna mai di adoperare cotesto assurdo nomaccio, ne' suoi studi storici, e considera invece insieme "Venedig, Istrien, Rom, Apulien" II, 21, "Istrien und Bari", 26, "Istrien, Triest, Apulien" 31, 37, 38 ecc. ecc. Dunque et tu Brute Jirecek, un settario irredentista e professore all'Universit di Vienna e Slavo di nazione!!
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35 Anche il nome Trentino tanto perseguitato dalla stampa a.-u. e pur usato in lavori degli scienziati anche tedeschi (Mejer-Lbke, Schuchardt ecc.)  ben antico: si veda lo studio pubblicato test dal prof. E. De Toni nell'Ateneo veneto.
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36 Quanto sieno "legali" cotesti nomi e cotesti confini, e in quanto rispondano alla posteriore costituzione si veda dagli studi del Benussi in Atti e Mem. istr. IX, 260 sgg. e Bidermann, Die Bestandtheile d. heutig. Knigr. Dalm., in Statit. Monatschr. XI, 8 e 9. Gli onor. Hortis e Bennati forse potranno occuparsi anche di questa faccenda!
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37 Il delicato flagellatore dei Rois en exil ebbe un'idea felicissima, assegnando il "Regno d'Illirio" a patria di S. M. il re Cristiano e delle altre maest licenziate dal servizio. Da un lato occorreva, al compianto Daudet, un paese pur che fosse ma vero, perch quei prncipi veristi potessero correre le avventure d'amore a Parigi nel Quartiere di San Germano e specialmente fuori del quartiere nobilesco. Ma dall'altro lato, egli doveva inventare un Regno, sceglierne uno niente affatto vero, perch altrimenti la verit severa della storia, anzi della storia quasi contemporanea, gli avrebbe tolto la libert dell'azione, gli avrebbe intricato in mano i fili di quelle marionette. Ora qual Regno a questo mondo poteva egli trovare che fosse meno vero, meno reale ne' suoi confini, pi spropositato nella storia, nella geografia, e nella etnografia, pi arlecchinesco del Regno d'Illirio? - Eppure lo stesso romanziere doveva scandolezzarsi di cotesti assurdi confini delle Provinces illyriennes che gli avevano servito da modello. Egli nomina, fra le citt d'Illirio, molte citt d'oltr'Alpe e d'oltre mare (da Lubiana a Cattaro) e senza alcuno scrupolo, ma non fa altrettanto delle citt giuliane, sebbene anche l'Intendenza di Trieste fosse stata incorporata alle Provincie sullodate e non mai abbastanza lodate. "Il n'est gure de pays au monde dont les limites soient traces d'une faon plus absurde, plus contraire aux lois du groupement naturel et aux affinits des peuples". Cos sentenziava - a proposito del litorale illirico-dalmato-croato-serbo-austro ecc. - lise Reclus. Nouv. Gogr. univers. III, 217.
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38 La incorporazione della Liguria nella Cisalpina mostrerebbe piuttosto il contrario di quello che vuol dimostrare il giornale. a.-i. Mostrerebbe che queste incorporazioni non dipendevano da un capriccio, da "inesattezze" geografiche, ma dalle affinit etniche: la Liguria perdeva il suo nome e acquistava quello delle Gallie, perch i Liguri erano assorbiti dai Galli secondo il Pull, "Profilo antropol. dell'Italia" (Archivio del Mantegazza, XXVIII, 1898, pg. 83. Pi tardi fece capolino di nuovo il nome Liguria e con strani confini p. e. in Paolo Diacono (v. Cipolla Atti d. R. Istit. ven. 1889-91) pg. 85 sgg.; v. nota 6) e fu poi sopraffatto per ragioni analoghe dal nome Lombardia, p. e. in Ottone da Frisinga (v. R. Accad. d. Lincei, Rendic. 1901, pg. 351 sg.). - Noto, di passata, che all'epoca bizantina la Liguria era compresa nel Litorale siculo (??a di Sicilia); il che importa per la questione di certe affinit del ligure coll'italiano insulare; v. Ascoli, Archivio glott. II 111 sgg. cfr. VIII 98 sgg. (e. cfr. l'Altit. Chrest. edita dal Savj-Lopez, Strasburgo 1903, pg. 173 sgg.).
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39 Vedi soprattutto Arch. stor. p. le prov. napol. XX (1895) e Atti d. Accad. pontan. XXV-XXVI (1895-6).
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40 La supposizione non  arbitraria, anzi il giornale a.-i. ha in gran parte il merito di avermela suggerita. "Se si volesse distinguere una Venezia propriamente detta, essa non coincide con la regione veneta [oggi politicamente italiana] e si dovrebbe porle [alla Venezia propriamente detta] a confine il fiume Livenza, perch in una guerra fra carni e veneti [non so bene quando combattuta, ma certo chiusa nel ben noto Congresso diplomatico ai tanti dei tanti av. Cr.] fu stabilito questo fiume come confine [ratificato nel Trattato di pace firmato nel sopra precisato Congresso] e perch ancora oggi giorno esso divide il dialetto friulano [meno alcune zone che non contano nel caso nostro] dal dialetto veneto". Dal quale brano storico (o preistorico) s'impara, fra tante belle cose, anche questa: i confini della "Venezia propriamente detta" non sono ancora tracciati definitivamente, perch vanno tracciati un po' pi verso ponente. Cosicch - come diceva un alto funzionario a.-i. - se volete p. e. un'universit italiana aspettate che Padova ritorni a.-i.! E questo  storico non preistorico! - I buoni alleati!
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41 Per il vicino Illirio e pi precisamente per le citt della Dalmazia medioevale ("von Drivasto oder Dulcigno bis Veglia und Cherso") ricordo gli studi onomastici, di capitale importanza storica e linguistica, pubblicati test da Konstantin Jirecek nelle Denkschr. dell'Accad. di Vienna. Vol. 48 e 49, 1901-903 "Die Romanen i. d. Stdten Dalm. whrend d. Mittelalters". L'illustre studioso, che  scrupolosamente imparziale, come sa chi lo conosce da' suoi studi e di persona, arriva, fra altro alle seguenti conclusioni: quanto ai nomi di persone (e vuol dire, per quei tempi, cognomi) "ist bei den mittelalterlichen stdtischen Dalm. keine deutliche Spur der Pers.-N. der alten Illyrer vorzufinden.... (I, 66). Dagegen ist ein Theil der rmischen Namen, die man auf den Inscriften.... liest, im Mittelalter in Gebrauch geblieben (ibid.).... Vorherrschend blieb der sptrmische, christliche Typus der Pers.-N. des V-VIII Jhd.... (67) Germanischen Ursprung sind einzelne langobardische Namen.... (ibid.). Gegen Ende des Mittelalters begann die alte Nomenclatur zu verfallen und zu verschwinden (69).... Bei der wachsenden Vlkermischung in den Stdten ist es natrlich, dass bei der Bildung neuer Formen lateinische Namen nicht selten slavische Endungen erhielten und umgekehrt...." (69). Condizioni analoghe si troveranno nella Venezia Giulia, salvo che i nomi germanici (longobardi ecc.) saranno qui, come nella restante Alta Italia, molto pi frequenti che in Dalmazia, e invece meno frequenti gli slavi.
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42 Per non annoiare il lettore con lunghe statistiche, limitiamoci a enumerare i prenomi di solo poche famiglie. E ci sia permesso di considerare p. e. le famiglie i cui prenomi sono meglio noti a chi scrive queste righe (cio la famiglia in cui  nato e le famiglie dei parenti) tanto pi che si tratta di famiglie di una cittadina di provincia (Albona), dove i prenomi non derivano punto dall'artifizio letterario o politico. A Trieste sono frequenti i prenomi imparati dal Teatro o dai romanzi (Oreste ecc.) o emanati da tendenze politiche (p. e. Roma, Italia, ecc., e, accanto i Giulii, anche i... Cesari: Francesco, Vittorio, Umberto, Elisabetta, Iolanda ecc.). In provincia invece i prenomi sgorgano pi spontanei, da una fonte pi naturale, popolana e si ripetono da varie generazioni: il nome del figlio e del nipote  quello del babbo e dell'avo: e sono pi rari i nomi di tendenza politica, senza essere esclusi: a Muggia p. e. varie popolane (Frausin, Fontanot) hanno il prenome Italia: tre sorelle Frausin, veri tipi fisici e morali delle fanciulle del nostro popolo, si chiamano Italia, Istria, Libera (son figlie a una povera vedova, l'ostessa della casetta in capo al molo, dove approda il vaporino. AA.-II., boicottate! E... viceversa). Orbene, nella famiglia della cittadina che s' detto (Albona) troviamo i nomi latini di Giulio, Giulia, Vi(n)cenzo e, fra i parenti, (An)toni(o) -a, (Au)gusto -a, Camillo, Clementina, Domenica, Emilio -a, Fiorina, Giuliano, Giustina, Libero, Lidia, Lorenzo, Marcello, Margherita, Regina, Romano, Rosa, Silvio -a, Tullio, Valente (-ino), Vi(n)cenza. Tutti questi son nomi latini frequenti anche altrove da noi e rari invece e in parte sconosciuti nei paesi transalpini; e saranno derivati da tendenza politica tull'al pi Libero e Margherita. Meno frequenti sono, in quelle famiglie, i nomi stranieri, cio i germano-francesi Edoardo, Ernesto, Federico, Ugo, Elvira (che mancano del tutto o quasi in altre famiglie di quella cittadella) Luigia, e lo spagnuolo Ins (limitato anch'esso a una famiglia); gli altri pochi sono ebraico-cristiani: Maria, Giacomo, Giovanni, Luca, Matteo; uno solo  slavo e anzi semi-slavo: Casimiro (ed  del pari isolatissimo). - Anche nelle famiglie nobili o storiche della stessa citt (Luciani, Negri, Scampicchio), i cui prenomi ci furono conservati dalla storia di varie generazioni, si ebbero e si hanno pur oggi nomi romani (romano-greci) e veneti: Marcantonio, Pierantonio, Marco, Alvise, Anteo, Luciano, Priamo, Orazio, Paolo, Vittorio e altri. V. lo scritto di Ernesto Nacinovich, La famiglia Scampicchio, Fiume 1892 pubbl. per le Nozze Scampicchio-Lazzarini (-Battiala-Gravisi-Barbabianca), dove si vede che anche i cognomi sono aa.-ii. - I prenomi slavi (greco-slavi) Metodio e Cirillo che vengono ora introdotti fra i nostri Slavi non si sono fatti ancora popolari e lo prova il fatto che i coloni slavi battezzati p. e. col nome di Metodio vengono chiamati, nelle loro famiglie Vittorio o Matio ( la forma veneta di Matteo). Questa notizia la devo al Dott. Ub. Scampicchio, che, detto di passata, raccoglie da vari anni gli elementi romanzi nei dialetti delle nostre colonie slave (v. la rivista torinese Studi di filol. rom. VIII, 521, n.) e cos fa bell'opera, e da imitarsi; con vantaggio degli studi e anche della pratica, per la Scienza e la Patria.
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43 Tali sarebbero forse Traiano, Diocleziano, Domiziano ecc., nomi che i popi greco-orientali transilvani impartiscono nel battesimo alle loro pecorelle rumene (tanto per far andare in bestia gli Ungheresi) e che da noi sarebbero poco pratici anche perch a un Cattolico non  permesso di chiamarsi come gli pare e piace. Ma nessun curato pu obbiettar niente (perch ci sono nel martirologio) contro ai nomi veneti Alvise, Pasqua ecc. e ai latini Giulio (-a), Giuliano (-a)!
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FINE.